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Firefox 1.5 released!

Mercoledì 30 Novembre 2005

Dopo settimane di attesa è stato rilasciato Firefox 1.5!
Per scaricarlo subito andate qui.

    Novità in Firefox 1.5:
  • Sistema di update
    automatico per gli aggiornamenti del prodotto. La notifica di un
    aggiornamento è più evidente e ogni singolo update potrebbe ora
    "pesare" meno di 500KB.
  • Migliorato anche il sistema di aggiornamento delle estensioni.
  • Navigazione più veloce con miglioramenti delle performance delle funzioni Avanti ed Indietro.
  • Riorganizzazione Drag and drop per le schede.
  • Miglioramento della funzione di blocco delle finestre popup.
  • Supporto
    della funzione "Elimina dati personali" che fornisce un modo veloce, da
    menu o tastiera, per rimuovere records di dati personali.
  • Aggiunti nuovi motori di ricerca.
  • Miglioramenti
    dell’usabilità del prodotto: pagine di errore descrittive, menu opzioni
    ridisegnato, autorilevazione dei flussi RSS, e funzione "Safe Mode".
  • Migliore
    supporto per l’accessibilità ora anche per DHTML incuse tecnologie di
    assistenza come Window-Eyes 5.5 beta screen reader per Microsoft
    Windows.
  • Wizard per riportare un sito web che non funziona con Firefox.
  • Miglior supporto per OS X (10.2 e maggiori) inclusa la funzione di migrazione del profilo da Safari e Mac Internet Explorer.
  • Supporto per nuovi Standard Web tra cui SVG, CSS 2 e CSS 3, e JavaScript 1.6.
  • Numerosi aggiornamenti di sicurezza.

Beh che dire, il mio invito è ad aggiornare subito Firefox, mentre se usate ancora IE cosa aspettate? Provate subito la Volpe di Fuoco! Non ve ne separerete più!


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Calderoli e Arancia Meccanica

Martedì 29 Novembre 2005

 

Io non capisco i mass media.
E’ ormai da giorni che non si fa altro che parlare di stupri, e tutto questo ha avuto inizio con la ragazza violentata a Bologna: da quel momento è tornato in gran voga il problema delle violenze sessuali. Ora io sono sicuro che questo tipo di notizie potrà conquistare le prime pagine dei giornali per ancora qualche giorno, ma poi non se ne riparlerà più fino al prossimo caso eclatante. Allora i 3500 casi di stupro annui (dati delle Polizie di Stato) torneranno nel dimenticatoio.
E quando si parla di stupro, si parla di Calderoli: sì, quello che a ogni nuovo caso di violenza si ostina a riproporre la castrazione chimica. Anzi nelle sue ultime dichiarazioni si legge che quest’ultima sarebbe il rimedio più leggero, e che lui sarebbe pienamente daccordo anche all’introduzione di quella fisica, cioè irreversibile.
Ma cos’è veramente questa castrazione chimica?
A detta di Calderoli si tratta di un metodo per impedire la reiterazione del reato già largamente diffuso in paesi europei come la Germania, Danimarca, Svezia… Le persone incolpate di violenza sessuale in questi stati possono scegliere se scontare la pena in carcere o essere sottoposti alla castrazione chimica e tornare in libertà.
Essa viene attuata con la somministrazione di farmaci che bloccano la secrezione del testosterone, ma ultimamente si sono accertati casi in cui gli individui sottoposti alla castrazione chimica risultano più aggressivi, anche se incapaci di ripetere il crimine.
Si può essere favorevoli o contrari a questa proposta, ma a me questa idea mi fa tornare in mente un fantastico film di Kubrick, Arancia Meccanica.

In quel film Alex DeLarge, giovane ragazzo con la passione per l’ultraviolenza, lo stupro, e Beethoven, capitanava una banda di teppisti. Alla fine Alex viene tradito dai suoi stessi compagni per i modi troppo autoritari con i quali si comportava, e viene condannato ad una lunga pena detentiva. Durante la detenzione Alex viene a sapere della cura Ludovico, dopo la quale i detenuti possono tornare in libertà, e si propone spontaneamente come cavia. La cura consisteva nel proporre al soggetto una tale quantità di immagini di violenza a tal punto da far scattare in lui un rigetto per questi atti.
Liberato, Alex non riesce a reintegrarsi nella società: tutti quelli a cui aveva fatto del male ora si vendicano in qualche modo su di lui. Alla fine viene spinto al suicidio dal marito di una donna che aveva stuprato, ma si salva: finito in ospedale, Alex è il simbolo del fallimento della cura Ludovico. Così la cura viene annullata e il giovane torna allo stato iniziale.

In questo film Kubrick vuole lanciare un chiaro messaggio. Ecco le parole di Anthony Burgess (autore del libro al quale si è ispirato il film): "La mia parabola e quella di Kubrick vogliono affermare che è preferibile un mondo di violenza assunta scientemente - scelta come atto volontario - a un mondo condizionato, programmato per essere buono o inoffensivo."

Con questo non giustifico i criminali nè tantomeno approvo ciò che fanno, ci mancherebbe, ma semplicemente penso che quando lo stato voglia sopprimere il potere decisionale dell’individuo per migliorare la vita all’interno della società esso finisce per peggiorarla, dovendo poi tornare sui suoi passi. Il compito di uno stato è di emanare leggi che tutelino tutti gli individui che ne fanno parte e verificare che le leggi siano rispettate, non invece influenzare il potere decisionale della persona sperando di eliminare il problema alla radice.


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La verità su Daphne Teo

Venerdì 25 Novembre 2005

Tutti quelli che hanno un minimo di dimestichezza con la blogosfera usano come punto di riferimento in questo immenso mondo Technorati, il sito dove poter ricercare tra decine di milioni di blog e i loro tag.
Nella home page di technorati si possono vedere le dieci parole più cercate su Technorati, e da qualche giorno nella top ten è saltata fuori tale Daphne Teo, una sconosciuta che sul suo blog ha un solo post con scritto: "I am Daphne Teo :)"
La ragazza infatti ha aperto e poi chiuso decine di blog a suo nome, e così ha iniziato a farsi cercare sui suoi blog per arrivare a quello aperto, generando infinite ricerche sul famoso motore di ricerca.
Ecco allora che il nome di una perfetta sconosciuta appare tra le parole più cercate tra i 21 milioni di blog schedati da Technorati: spiritosa la tipa, eh?SmileySmileySmiley


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Perplessità sul progetto di Negroponte

Venerdì 25 Novembre 2005

Inserisco qui sotto le riflessioni di Massimo Mantellini riguardo il progetto presentato da Nicholas Negroponte al presidente dell’ONU Kofi Annan circa la distribuzione di un laptop per ogni bambino dei paesi poveri.
Per Mantellini si tratta di un progetto destinato al fallimento, e che fin dall’inizio sta mostrando molte incertezze.

Grande eco ha avuto sulla stampa nei giorni scorsi la presentazione
del laptop da 100 dollari che Nicholas Negroponte ha mostrato in anteprima,
alla presenza del segretario dell’ONU Kofi Annan, durante l’incontro
di Tunisi sulla Società dell’Informazione. Non poteva
essere diversamente: il progetto di un laptop per i paesi poveri, denominato “One laptop per
child (OLPC)” (computer pensati per essere distribuiti ai bambini
in età scolare, dotati di wifi, software open-source e perfino
di una manovella per la carica manuale della batteria) è prima
di tutto una operazione mediatica, confezionata anche ad uso e consumo
dei mezzi di informazione. La convinzione, molto americana, della
informatizzazione del pianeta come strada maestra per il riscatto
dei popoli.


Se anche la scommessa di costruire un computer dai costi molto bassi
dovesse riuscire (nonostante gli sforzi progettuali i costi effettivi
di produzione saranno strettamente legati al numero di macchine che
verranno ordinate) l‘iniziativa “un laptop per ogni bimbo” nasce - mi
spiace dirlo - con ottime possibilità di dimostrarsi un fallimento.
Dietro la volontà autentica della lotta al digital divide e per il
riscatto delle popolazioni del sud del mondo attraverso le tecnologie,
si nasconde una operazione che i commentatori più caustici hanno
bollato come “Media Lab Vaporware”. Il piatto forte che il Media Lab
del MIT ci serve ciclicamente, riscaldato a puntino, da almeno un
decennio: chiacchere ed idee fulminanti con poche o nessuna
applicazione pratica.

Quali sono i punti deboli (alcuni francamente debolissimi) del progetto
di Negroponte? Sono moltissimi, chi volesse trovarne un elenco completo
ed accurato lo può fare leggendo questo splendido
post
di Lee Felsenstein, il padre dei computer portatili, sul
blog del Fonly Institute: provo ad elencarne alcuni.


Il problema fondamentale è un classico problema americano. Sembra che
nessuno fra gli organizzatori del progetto si sia posto una domanda
fondamentale: chi userà questi laptop? Che tipo di esigenze avranno i
bambini ai quali verranno dati in mano? Che tipo di studenti saranno?
Nessuno studio sociologico e sul campo è stato fatto precedere alla
realizzazione delle macchinette verdi. La presunzione è che esse vadano
bene per chiunque a qualsiasi latitudine: che ciò che è buono per il re
debba esserlo anche per la regina. Una tipica annosa questione
culturale americana: si esporta un modello e basta, senza farsi troppe
domande.


Esistono poi irrisolte questioni pedagogiche
che, per una volta, accomunano i bambini e gli adolescenti di tutto il
pianeta, indipendentemente dal reddito e dalla latitudine. Non esiste
alcuna certezza sulla utilità intriseca dell’avvicinare gli adolescenti
ai computer per favorire il loro sviluppo psico-attitudinale. Le teorie
di Seymour Papert che sono alla base di questa iniziativa (non a caso
Papert, che è uno dei padri della intelligenza artificiale, lavora al
MIT e fa parte del progetto) sono a tutt’oggi solo teorie, senza alcuna
validazione scientifica e sono sempre più spesso oggetto di
contestazione e dubbi da parte del mondo educativo, mano a mano che i
computer si diffondono nelle scuole. Come scrive giustamente
Felsenstein: “
In genere i bambini non se ne vanno fuori a giocare con il loro
laptop sotto il braccio
”.


Di problemi tecnici legati all’hardware ed al software ce ne
sono poi quanti ne volete. L’idea tecnologicamente evoluta della
“internet cloud” che dovrebbe coprire le vaste pianure
africane o altre aree non cablate dei paesi in via di sviluppo (per
usare un eufemismo), risolvendo il collegamento del computer alla
rete, è pura fantascienza. In nazioni senza infrastruttura
di rete e spessissimo anche senza elettricità si pensa di distribuire
laptop che galleggiano dentro una rete mesh nella quale ogni singolo
device riceve e trasmette i pacchetti da e verso quelli limitrofi
fino ad una ipotetica dorsale internet. L’ipotesi tecnologica
si commenta da sola; una architettura del genere presume che ci siano
brevi distanze fra moltissimi computer (in genere in Africa i villaggi
distano dalle scuole decine di chilometri) e che questi siano sostanzialmente
sempre accesi perchè la rete sia attiva. Qualcuno dovrebbe
domandare a Negroponte: “Chi girerà la manovella durante
la notte ed il giorno per tenere Internet accesa?”


Esistono poi robuste motivazioni economiche che candidano anch’esse un
simile progetto al fallimento: intanto i paesi interessati dovranno
acquistare i laptop per distribuirli gratuitamente agli studenti
(l’idea molto romantica che i bambini possano portare a casa la sera il
“loro” portatile per fare i compiti e giocarci si scontra
drammaticamente con la probabilissima e rapida trasformazione
dell’apparecchietto in denaro contante da parte delle famiglie, con il
conseguente sviluppo di un mercato parallelo) e se 100 dollari possono
essere una spesa sostenibile in certi paesi del sudamerica (il Brasile
per esempio sembra interessato al progetto) certamente non lo sono per
i paesi poveri dell’Africa subsahariana e per moltissimi altri abitanti
del pianeta. In Etiopia per fare un esempio il reddito medio pro capite
annuale è di circa 130 dollari. Quale ministero della istruzione potrà
mai spenderne 100 in un laptop per un adolescente?


Il vaporware del Media Lab. La distanza fra una maniera di affrontare
i problemi del pianeta con la mentalità piramidale tipica delle
società occidentali per le quali 100 dollari sono una inezia
e, di contro, la necessità ogni giorno più impellente
di ridurre la povertà del mondo, anche attraverso strade alternative
rispetto a quelle conosciute. Le previsioni nel caso in questione
sono persino troppo facili: il progetto OLPC durerà qualche
settimana, il tempo di scomparire dalle prime pagine dei giornali.
Poi per i paesi poveri alla periferia del mondo sarà il caso
di pensare a qualcosa d’altro, magari meno spettacolare e più concreto.


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Web 2.0 l’avvento dell’informazione globale

Giovedì 24 Novembre 2005

Web 1.0 --> Web 2.0

Di sicuro avrete sentito parlare da qualcuno del web 2.0. Ma cos’è? L’immagine qui sopra può aiutare a farci un’idea del mutamento che ha subito internet dalla sua nascita a quella che sta diventando oggi.
La prima versione di internet, quella che ha iniziato a farsi conoscere ai più negli anni novanta, era un ammasso di pagine html impaginate una per una e collegate attraverso link. Il nostro browser allora non doveva far altro che caricare la pagina e i link e le immagini che essa conteneva. In questo contesto le pagine visualizzate venivano definite statiche, ossia non contenevano oggetti che permettessero al visitatore di interagire col proprio sito.
Con lo sviluppo di internet però si sono sviluppati anche gli strumenti che la compongono: la nascita del php e del database mysql hanno dato una svolta ed hanno contribuito in maniera fondamentale alla creazione del web che abbiamo oggi, il cosiddetto web 2.0.
Il php è un linguaggio di scripting che permette di creare pagine web dinamiche appoggiandosi ad un database: così le pagine che noi vediamo sul nostro browser non esistono veramente sul sito che stiamo navigando, ma vengono generate dal php interrogando istantaneamente il database del sito. Così ci basterà aggiornare solo il database e non modificare tutte le pagine html come si faceva prima: infatti una volta aggiornato quest’ultimo tutte le pagine generate al momento di una visualizzazione conterranno informazioni aggiornate. Nasce così la possibilità di far interagire i visitatori con il proprio sito, si possono restringere aree solo per gli utenti registrati, ecc.
Con la nascita di questi linguaggi sono nati pacchetti per la gestione di portali e forum che permettono anche all’internauta in erba di costruire il proprio sito in pochi clic, come i celebri PHP-Nuke, phpBB, phpBB2Plus… Solo per citarne alcuni.
Ultime rivoluzioni sono state quelle del blog, dei feed, e del podcast.
Il blog è uno strumento ormai universalmente affermato nel web: permette ad ognuno di creare un proprio giornale-diario elettronico dove poter esporre le proprie idee, commentare le notizie che più si considerano interessanti, parlare delle proprie passioni… Tutto questo messo a disposizione di tutto il mondo.
I feed sono strettamente correlati al blog: questi sono dei semplici file aggiornati dal database del blog/sito/portale e che vengono analizzati da speciali programmi, chiamati aggregatori, e che ci informano delle ultime notizie e degli ultimi post presenti in un sito senza doverlo visitare in un primo momento.
Il podcast è l’ultimo ritrovato di questi ammenicoli telematici: è un feed simile a quello delle news, ma che al posto di scaricare notizie cerca l’ultimo commento audio presente nel blog e lo scarica sul nostro pc, rendendolo disponibile anche offline.
Questi sono solo alcuni esempi di come il web stia mutando, trasformandosi in una grande rete che si prefigge l’obiettivo di annullare le distanze e rendere libera e immediata l’informazione globale.
Qualche giorno fa leggevo su Il Sole 24 Ore che un giornalista paragonava internet ad un adolescente con tre
caratteristiche fondamentali: è vivo, ha un
carattere difficile (non tollera barriere o imposizioni), ma anche con molti problemi.
Mai paragone fu più appropriato.


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Il Natale si avvicina…

Mercoledì 23 Novembre 2005

Oggi è stata una bella giornata. Nonostante le condizioni climatiche avverse e la colonna vertebrale che stamattina mi stava uscendo dalla schiena per il freddo, inizio a percepire la tipica atmosfera natalizia che, sorniona, si comincia ad avvicinare e ci terrà avvolti per più di un mese in una caramellosa cappa di panettoni, torroni al cioccolato e buoni sentimenti.
Comincio a sentire questa atmosfera dalle prime lucine che si vedono fuori dalle case e sui balconi che si affacciano sulle vie, dalle pubblicità natalizie che cominciano sempre più a prender piede nel tubo catodico, dalla gente che comincia ad affollare (troppo) i grandi centri commerciali.
Sarebbe da ipocrita dire che questa atmosfera non è bella, ma il fatto che noi adoriamo andare a riempire carrelli nei supermercati e svaligiare negozi di computer, telefonini e quantaltro non è proprio lo spirito del Natale. Quello è lo spirito del consumismo, quello scellerato sistema che porta avanti il nostro mondo grazie ai bombardamenti mediatici che prendono di mira le nostre testoline deboli e così malleabili al volere del sistema.
Perché invece ogni tanto non ci ricordiamo del vero significato del Natale? Perché non ci facciamo raccontare dai nostri nonni com’era vissuto da loro il Natale quand’erano giovani?
Ecco, tra un albero di Natale addobbato e un cesto natalizio questa sarebbe una bella cosa da fare in uno di questi freddi pomeriggi: metterci vicino al fuoco, spegnere per una volta la televisione, e farci raccontare dai nostri nonni com’era il loro Natale. Quello senza soldi, senza regali, senza panettoni, ma con uno spirito natalizio vero e sincero.


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Digitale Terrestre: chi lascia la via vecchia per quella nuova…

Mercoledì 23 Novembre 2005

L’anno nuovo si avvicina, e con esso anche brutte sorprese per molti nostri connazionali…
Infatti dal 31 gennaio 2006 gli abitanti di tutti i capoluoghi di provincia della Sardegna e di Aosta avranno uno "switch-off" del segnale analogico di trasmissione televisiva a favore di quello digitale. Per il resto d’Italia i tempi di attesa non saranno lunghi: salvo rinvii dell’ultim’ora a dicembre 2006 ci sarà lo "switch-off" dell’analogico in tutto il resto del paese. Sarà quindi necessario acquistare un decoder DTT per ogni televisore presente in casa se si vorrà continuare a vedere tutta l’immondizia che ci propinano in tv.
Ma perché una conversione al digitale così frettolosa?
Diamo uno sguardo alla situazione europea intorno al digitale. In Inghilterra sono 13 milioni le persone che sono già passate al DTT, ma nonostante questo dato l’abbandono del segnale analogico sarà lento e graduale: inizierà nel 2008 per finire nel 2012. La Germania è il paese che possiede più canali già nel digitale, ben 20, ma nonostante questo lo "switch-off" è previsto per il 2010. In Francia già tutti i canali tradizionali trasmettono in Digitale, ma l’abbandono dell’analogico è momentaneamente previsto per il 2007 (anche se verrà certamente posticipato, dato che in quel momento ancora il 15% della popolazione non fruirà del DTT).
Come risulta evidente da questi dati saremo noi a fare da apripista: l’Italia sarà infatti il primo paese ad abbandonare totalmente l’analogico a favore del digitale. Bella notizia? Altroché! Calcolando che in Italia c’è una media di 3 televisori per casa, e tenendo presente che mediamente un decoder DTT costa circa 90 euro, ogni famiglia italiana dovrà spendere 270 euro! Invece se questo fantomatico "switch-off" venisse posticipato di qualche anno potremmo acquistare decoder DTT con funzionalità più avanzate e a prezzi più vantaggiosi. Inutile appigliarsi al contributo statale: sono solo 70 euro e comunque sia sono soldi nostri, quindi è come se una persona ci farebbe un regalo dopo che ci ha svuotato il portafogli.
Ma che ci guadagna in tutta questa faccenda? Di sicuro la famiglia Berlusconi. Ci guadagna con le partite della serie A trasmesse sul digitale da Mediaset. Ci guadagna con l’acquisto dei decoder: Solari.com, una delle distributrici di decoder in Italia, è controllata per il 51% da Paolo Berlusconi, fratello del nostro Presidente del Consiglio.
Ma non si tratta di conflitto di interessi nemmeno in questo caso, no?


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Un portatile anche per i paesi in via di sviluppo

Venerdì 18 Novembre 2005

Un’iniziativa davvero lodevole e molto bella quella portata avanti da Nicholas Negroponte, che con la collaborazione del Massachusetts Institute of Tecnology (Mit) ha ideato One Laptop Per Child, un piano per dotare tutti gli studenti dei paesi in via di sviluppo di un PC col quale possano studiare, leggere libri elettronici, navigare su Internet, vedere la tv.
Il progetto ha visto coinvolgere aziende molto importanti (Google, AMD, News Corp. e Brightstar Corp. per citarne alcune) e i laptop saranno dotati di una versione particolare di Red Hat: ciò comporterà una ridotta spesa per la produzione e quindi un basso costo dei PC (circa 100 dollari), obiettivo primario di Negroponte, dato che i laptop saranno pagati per la maggior parte da associazioni benefiche o da enti governativi.
Fiutato l’affare subito aziende come Apple e Microsoft si sono fatte avanti. Steve Jobs si è detto disposto a fornire il sistema operativo MAC OS X gratis per i PC ma Negroponte ha chiuso ogni porta: "Abbiamo declinato perché non è open source, gli sviluppatori hanno bisogno di operare liberamente". Mentre Bill Gates annuncia di essere in trattativa per entrare nel progetto con qualche apporto.


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Veronesi: “Il diritto laico di morire”

Venerdì 18 Novembre 2005

Il prof. Umberto Veronesi in occasione dell’uscita del suo libro, ha rilasciato su la Repubblica di oggi un’intervista molto interessante.

Il titolo del libro del noto oncologo è tutto un programma, e va dritto al nocciolo della questione: "Il diritto di morire, la libertà del laico di fronte alla sofferenza" è un manifesto dell’eutanasia, un modo per rivendicare il diritto laico di decidere di far cessare la propria esistenza qualora la propria vita abbia perso dignità o ci stia solo provocando sofferenze fisiche.
Veronesi dice:
Voglio semplicemente porre il problema dell’eutanasia, tentare di
aprire un confronto su un argomento tabù, un tema di cui nessuno vuole
parlare.
E alla domanda se così si giustifica anche il suicidio: Assolutamente no. Il suicidio è un fenomeno
psicologicamente complesso che ha radici profonde e antichissime. È una
pulsione tipica dell’uomo, che non esiste in altri esseri viventi. Io
sostengo il valore dell’eutanasia come richiesta volontaria e cosciente
di porre fine alla propria esistenza. Cosa che può maturare quando la
vita diventa insopportabile per il dolore, la sofferenza e la perdita
della propria dignità.
[...] Credo che il diritto di morire faccia parte del
corpus fondamentale dei diritti individuali: il diritto di formarsi o
non formarsi una famiglia, il diritto alle cure mediche, il diritto a
una giustizia uguale per tutti, il diritto all’istruzione, il diritto
al lavoro, il diritto alla procreazione responsabile, il diritto
all’esercizio di voto, il diritto di scegliere il proprio domicilio.
Infine la questione sull’aborto, secondo Veronesi rimessa in dubbio dal Vaticano con il rifiuto della pillola abortiva:
Quando Ruini dice che l’uso della pillola equivale a
un omicidio, manifesta un pensiero che va in realtà ben oltre il
significato delle sue parole. L’obiettivo della Chiesa è rimettere in
discussione la legge sull’aborto. La verità è che ci vogliono togliere
la 194, diciamolo con chiarezza. Uno stato laico deve reagire,
ricordare alla Chiesa che ci sono confini da rispettare.
La legge sull’aborto è stata votata dal 70 per cento
del popolo italiano. La posizione della Chiesa è, quindi, in
opposizione non solo allo Stato italiano, ma al popolo italiano. La
Ru-486 è in linea con la 194, il suo utilizzo, naturalmente all’interno
di regole precise, non deve costituire un problema. Si tratta, in
sostanza, di praticare l’aborto per via farmacologica invece che
chirurgica. Se è diventata un problema, è perché se ne è voluto fare un
caso politico. Non dobbiamo sottovalutare poi che proibire questa
pillola, accettata dalla maggioranza dei paesi europei, porterebbe
inevitabilmente alla nascita di un mercato nero. Il proibizionismo non
è mai una risposta efficace.


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Il ritorno del pink Roger Waters

Giovedì 17 Novembre 2005

Roger Waters stasera e domani presenta in anteprima mondiale presso la Sala Santa Cecilia del Parco della Musica a Roma la sua ultima opera, ça ira, reinterpretata dall’ex leader dei Pink Floyd durante la traduzione dal libretto originale dell’opera, scritta in francese da Etienne Roda-Gil e dalla moglie Nadine.
La prima scrittura dell’opera risale al 1989, in occasione del bicentenario dell’inizio della Rivoluzione Francese, e l’allora presidente francese Mitterand voleva fortemente il debutto presso l’Opéra Bastille. Nel 1997 Waters inzia la traduzione del libretto dal francese e inizia a curarne gli arrangiamenti.
ça ira vedrà impegnati sul palco 236 artisti con le orchestrazioni e gli arrangiamenti curati da Roger Waters e Rick Wentworth.
Dice Waters: «Tra le cause della rivoluzione francese c’è l’estrema disparità nella
distribuzione della ricchezza - ha dichiarato il musicista -. Era così
200 anni fa e così è oggi. È qualcosa cui noi assistiamo
quotidianamente. Una questione affrontata al G8 e anche da alcuni miei
colleghi, Bono, e così via. Qualcuno li ha anche criticati ma io mi
levo tanto di cappello».


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