Veronesi: “Il diritto laico di morire”
Ez3kiel | 18 11 2005Il prof. Umberto Veronesi in occasione dell’uscita del suo libro, ha rilasciato su la Repubblica di oggi un’intervista molto interessante.
Il titolo del libro del noto oncologo è tutto un programma, e va dritto al nocciolo della questione: "Il diritto di morire, la libertà del laico di fronte alla sofferenza" è un manifesto dell’eutanasia, un modo per rivendicare il diritto laico di decidere di far cessare la propria esistenza qualora la propria vita abbia perso dignità o ci stia solo provocando sofferenze fisiche.
Veronesi dice: Voglio semplicemente porre il problema dell’eutanasia, tentare di
aprire un confronto su un argomento tabù, un tema di cui nessuno vuole
parlare. E alla domanda se così si giustifica anche il suicidio: Assolutamente no. Il suicidio è un fenomeno
psicologicamente complesso che ha radici profonde e antichissime. È una
pulsione tipica dell’uomo, che non esiste in altri esseri viventi. Io
sostengo il valore dell’eutanasia come richiesta volontaria e cosciente
di porre fine alla propria esistenza. Cosa che può maturare quando la
vita diventa insopportabile per il dolore, la sofferenza e la perdita
della propria dignità. [...] Credo che il diritto di morire faccia parte del
corpus fondamentale dei diritti individuali: il diritto di formarsi o
non formarsi una famiglia, il diritto alle cure mediche, il diritto a
una giustizia uguale per tutti, il diritto all’istruzione, il diritto
al lavoro, il diritto alla procreazione responsabile, il diritto
all’esercizio di voto, il diritto di scegliere il proprio domicilio.
Infine la questione sull’aborto, secondo Veronesi rimessa in dubbio dal Vaticano con il rifiuto della pillola abortiva: Quando Ruini dice che l’uso della pillola equivale a
un omicidio, manifesta un pensiero che va in realtà ben oltre il
significato delle sue parole. L’obiettivo della Chiesa è rimettere in
discussione la legge sull’aborto. La verità è che ci vogliono togliere
la 194, diciamolo con chiarezza. Uno stato laico deve reagire,
ricordare alla Chiesa che ci sono confini da rispettare. La legge sull’aborto è stata votata dal 70 per cento
del popolo italiano. La posizione della Chiesa è, quindi, in
opposizione non solo allo Stato italiano, ma al popolo italiano. La
Ru-486 è in linea con la 194, il suo utilizzo, naturalmente all’interno
di regole precise, non deve costituire un problema. Si tratta, in
sostanza, di praticare l’aborto per via farmacologica invece che
chirurgica. Se è diventata un problema, è perché se ne è voluto fare un
caso politico. Non dobbiamo sottovalutare poi che proibire questa
pillola, accettata dalla maggioranza dei paesi europei, porterebbe
inevitabilmente alla nascita di un mercato nero. Il proibizionismo non
è mai una risposta efficace.






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