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Calderoli e Arancia Meccanica

Ez3kiel | 29 11 2005

 

Io non capisco i mass media.
E’ ormai da giorni che non si fa altro che parlare di stupri, e tutto questo ha avuto inizio con la ragazza violentata a Bologna: da quel momento è tornato in gran voga il problema delle violenze sessuali. Ora io sono sicuro che questo tipo di notizie potrà conquistare le prime pagine dei giornali per ancora qualche giorno, ma poi non se ne riparlerà più fino al prossimo caso eclatante. Allora i 3500 casi di stupro annui (dati delle Polizie di Stato) torneranno nel dimenticatoio.
E quando si parla di stupro, si parla di Calderoli: sì, quello che a ogni nuovo caso di violenza si ostina a riproporre la castrazione chimica. Anzi nelle sue ultime dichiarazioni si legge che quest’ultima sarebbe il rimedio più leggero, e che lui sarebbe pienamente daccordo anche all’introduzione di quella fisica, cioè irreversibile.
Ma cos’è veramente questa castrazione chimica?
A detta di Calderoli si tratta di un metodo per impedire la reiterazione del reato già largamente diffuso in paesi europei come la Germania, Danimarca, Svezia… Le persone incolpate di violenza sessuale in questi stati possono scegliere se scontare la pena in carcere o essere sottoposti alla castrazione chimica e tornare in libertà.
Essa viene attuata con la somministrazione di farmaci che bloccano la secrezione del testosterone, ma ultimamente si sono accertati casi in cui gli individui sottoposti alla castrazione chimica risultano più aggressivi, anche se incapaci di ripetere il crimine.
Si può essere favorevoli o contrari a questa proposta, ma a me questa idea mi fa tornare in mente un fantastico film di Kubrick, Arancia Meccanica.

In quel film Alex DeLarge, giovane ragazzo con la passione per l’ultraviolenza, lo stupro, e Beethoven, capitanava una banda di teppisti. Alla fine Alex viene tradito dai suoi stessi compagni per i modi troppo autoritari con i quali si comportava, e viene condannato ad una lunga pena detentiva. Durante la detenzione Alex viene a sapere della cura Ludovico, dopo la quale i detenuti possono tornare in libertà, e si propone spontaneamente come cavia. La cura consisteva nel proporre al soggetto una tale quantità di immagini di violenza a tal punto da far scattare in lui un rigetto per questi atti.
Liberato, Alex non riesce a reintegrarsi nella società: tutti quelli a cui aveva fatto del male ora si vendicano in qualche modo su di lui. Alla fine viene spinto al suicidio dal marito di una donna che aveva stuprato, ma si salva: finito in ospedale, Alex è il simbolo del fallimento della cura Ludovico. Così la cura viene annullata e il giovane torna allo stato iniziale.

In questo film Kubrick vuole lanciare un chiaro messaggio. Ecco le parole di Anthony Burgess (autore del libro al quale si è ispirato il film): "La mia parabola e quella di Kubrick vogliono affermare che è preferibile un mondo di violenza assunta scientemente - scelta come atto volontario - a un mondo condizionato, programmato per essere buono o inoffensivo."

Con questo non giustifico i criminali nè tantomeno approvo ciò che fanno, ci mancherebbe, ma semplicemente penso che quando lo stato voglia sopprimere il potere decisionale dell’individuo per migliorare la vita all’interno della società esso finisce per peggiorarla, dovendo poi tornare sui suoi passi. Il compito di uno stato è di emanare leggi che tutelino tutti gli individui che ne fanno parte e verificare che le leggi siano rispettate, non invece influenzare il potere decisionale della persona sperando di eliminare il problema alla radice.

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