Quando lo stato diventa oppressore
Ez3kiel | 6 12 2005
Venaus, Val Di Susa: sono le 3.20 di questa notte quando alcuni furgoni scaricano circa un migliaio di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. A Venaus c’è il presidio del comitato no-tav e la maggior parte delle persone sta dormendo nelle tende quando si sentono i primi rumori. Inizia subito una carica delle forze dell’ordine a suon di provviedenziali manganellate - senza tener conto se chi si aveva davanti fosse un vecchio o una donna o un giornalista - e le tende vengono smantellate, così come le cucine e barricate.
E’ così che lo stato risponde alla protesta di una popolazione che vuole avere risposte più precise sul progetto tav, vuole avere voce in merito, ma che dal governo non ha mai ricevuto segnali di dialogo bensì solo imposizioni.
"Un attacco selvaggio, siamo tornati ai tempi del G8 di Genova" dicono da Venaus, e come dar loro torto: un’operazione quella di stanotte che ha portato all’ospedale più di venti feriti e che dimostra che il governo preferisca per l’ennesima volta la via della forza a quella del dialogo.
L’alta velocità è un progetto che costerà più di 15 miliardi di euro all’Italia, e che trasfomerà in maniera irreversibile un territorio, quella della Val Di Susa, che non sarà più lo stesso. Questo perché? Per trasferire dalla strada ai binari la maggior parte del trasporto merci.
Ma chi ci garantisce che l’alta velocità non divenga l’ennesimo emblema degli sprechi dello stato italiano in opere inutilizzate?
Gli svizzeri hanno già iniziato il raddoppio ferroviario del Passo del Gottardo e il tunnel del Loethchberg: punti strategici che veicoleranno gran parte del trasporto merci lombardo dato che queste opere saranno ultimate quando l’alta velocità sarà ancora in alto mare.
Inoltre prima di iniziare un’opera di enorme impatto ambientale è meglio considerarne gli effetti sul territorio: per questo tema consiglio di visitare il sito di Legambiente per la Val Di Susa.






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