Il teatrino della domenica pomeriggio
Ez3kiel | 19 12 2005
Costituzione della Repubblica Italiana.
Disposizioni finali e transitorie, VII: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi
forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo
48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio
dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni
temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità
per i capi responsabili del regime fascista."
In serata è arrivata la notizia della squalifica per una giornata di campionato a Paolo Di Canio, calciatore della Lazio, colpevole di aver salutato la propria curva con il saluto fascista.
Il giocatore però non è nuovo a questi atteggiamenti pseudopolitici: il buon Paolo aveva salutato così anche due domeniche fa nella partita contro il Livorno e nel derby romano dello scorso gennaio.
"Non ce la faccio a non salutare così il mio popolo", è così che si giustifica il calciatore, che evidentemente non è al corrente che l’apologia del fascismo è reato punibile sia civilmente che penalmente. Ma quale popolo? Quello di quei poveri squilibrati che con la Lazio non hanno nulla a che fare e che occupano solo la sua curva per riempirla di striscioni antisemiti e inneggianti al vecchio regime?
E’ così che si è ridotto il calcio: a uno scontro su ideologie che non hanno nulla a che fare con lo spirito sportivo del gioco. Ecco allora che assistiamo allo scontro Lucarelli-Di Canio, i due capitani di opposte ideologie politiche, con i loro tifosi che dalle curve inneggiano a Che Guevara o cantano faccetta nera, magari anche insultando qualche giocatore di colore. Ma cosa ne sanno questi di cosa è stato il ventennio fascista? E cosa conoscono di Che Guevara oltre al suo nome e a quella sua foto che ormai è presente da ogni parte, da troppe parti, e che è stata snaturata dal suo vero spirito?






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