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Archive pour Marzo 2006

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USA: gatto-killer agli arresti domiciliari

Giovedì 30 Marzo 2006

Sottoposto a misure restrittive come un criminale, solo che ha quattro zampe e quando è di buon umore può fare le fusa. Il gatto Lewis, cinque anni, pelo lungo bianco e nero, è diventato un pericolo pubblico, quando a Fairfield, una tranquilla piccola città della provincia americana, ha aggredito almeno sei persone e teso un agguato in piena regola a una venditrice a domicilio. E’ la prima volta che una simile ordinanza viene emessa nei confronti di un gatto.

A Fairfield le gesta di Lewis sono diventate il mito della cittadina, tanto che ormai è chiamato “il terrore di Sunset Circle” il quartiere delle sue malefatte. “Sembra il personaggio dei fumetti, Felix il gatto - dice una delle vittime del felino, accreditato anche di un’anomalia anatomica - ha sei dita con artigli lunghissimi che usa come armi letali”. Quel che colpisce in Lewis è però l’astuzia con cui ha preparato le sue sortite, da vero genio del male, visto che ha messo tutte le sue vittime con le spalle al muro in un cul de sac. “Ti arriva alle spalle, si attacca alle gambe e graffia e morde - riferisce un’altra vittima - quando ho cercato di cacciarlo è saltato come una molla, attaccandosi all’altra gamba”

Le sue vittime sono finite in ospedale con graffi e morsi e l’ufficiale del servizio di controllo animali è corso ai ripari, ordinando che Lewis debba restare chiuso in casa. Nei guai è finita anche la proprietaria, Ruth Cisero, che è stata multata per incauta custodia e per non aver osservato l’ordine dell’ufficiale. La donna ha cercato di sedare il gatto, senza successo: Lewis ha eluso la sorveglianza ed è uscito, aggredendo un’altra persona.

“L’ho raccolto dalla strada tre anni fa - dice la proprietaria del felino malefico - non ha mai fatto del male a nessuno della famiglia. E’ però capitato che la gente lo abbia tormentato e secondo me si sta solo difendendo”. Uno dei vicini però la pensa diversamente: “La gente è terrorizzata. Lewis è capace di fissarti a lungo con cattiveria, non si sa mai che cosa farà dopo”.



(fonte: www.repubblica.it)


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Ratzinger for president

Giovedì 30 Marzo 2006



Nella foto: l’imperatore Palpatine di Star Wars (a sinistra), alias Joseph Ratzinger.

Il papa oggi ha ricevuto una delegazione del Partito Popolare Europeo, e non si è lasciato sfuggire l’occasione per fare un po’ di tribuna elettorale.

“La Chiesa non si schiera” dicono dalla Santa Sede, ma oggi Benedetto XVI ha detto: “La naturale struttura della famiglia quale unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio, è un principio non negoziabile. Bisogna difendere la famiglia dai tentativi  di equipararla giuridicamente a forme radicalmente differenti di unione che in realtà la danneggiano e la destabilizzano, oscurandone lo specifico carattere e il suo ruolo sociale irripetibile [...] Inoltre non è negoziabile la difesa della vita già dal concepimento.”

Come dire: votate come vi pare, ma non a sinistra.


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Un blog ci racconta il futuro

Lunedì 27 Marzo 2006

Non ci credete? Allora andate qui.

Le notizie sono davvero molto interessanti e certe anche divertenti. Si va dalla nomina di Larry Page a presidente degli USA :D al primo autotrapianto da clone umano :? , fino ad arrivare nel 2029 all’annuncio del quinto esecutivo capitanato da Berlusconi :twisted: , dove l’autore si immagina l’Italia sotto una dittatura di mister B. che con una serie di leggi ha raccolto tutto il potere nelle sue mani…


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Il mausoleo di S.B.

Sabato 25 Marzo 2006

Andate qui e godetevi il video fino in fondo, c’è da ridere! :D :D :D


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L’aspartame, questo sconosciuto

Venerdì 24 Marzo 2006

I milioni di obesi con senso di colpa, dopo aver divorato maccheroni, supplì e cannoli, dolcificano il caffè con l’aspartame. Ma che tale dolcificante faccia dimagrire non è un’illusione. Anzi, è certo. Vi farà dimagrire fino all’osso.

La FDA (Food and Drug Administration) ha infatti stabilito che l’aspartame “è collegato” con l’insorgenza di tumori al cervello.

Non solo: ha accertato che la sostanza sintetica ha una comprovata neurotossicità ed è la causa di “92 sintomi” allarmanti, come “cecità, problemi neurologici e vascolari, paralisi”.

La cosa è seria, perché anche chi non vuol dimagrire ingerisce aspartame senza saperlo: esso si trova ormai in 7 mila prodotti alimentari, bevande e medicine comunemente consumati in USA ed Europa.

Il vero mistero è perché il FDA abbia allora autorizzato, nell’ormai lontano 1981, la pericolosa sostanza. Un gruppo di consumatori chiamato “Mission Possible” ha scoperto che un medico-inquirente della FDA, Jerome Bressler, aveva stilato nel ’77 un rapporto assolutamente contrario alla commercializzazione della sostanza.

Bressler aveva scoperto che la ditta che aveva sintetizzato l’aspartame, e si aspettava di guadagnare miliardi di dollari dal suo spaccio come dolcificante-dimagrante, aveva “rimosso i tumori cerebrali indotti nel ratto” dalla sostanza, prima di presentare le cavie all’indagine.

La ditta in questione era la famosa farmaceutica Searle.

La quale assunse allora, come presidente e amministratore delegato… Donald Rumsfleld, oggi capo del Pentagono, ma già allora rinomato lobbista presso l’amministrazione a nome e per conto del “big business”.

Mesi dopo, la Searle ricevette dall’FDA l’autorizzazione a commerciare il suo veleno. Il FDA tolse dal rapporto finale d’approvazione il 20% del testo, ossia tutte le parti che denunciavano la neurotossicità del composto chimico.

(fonte: www.disinformazione.it)


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Io sono qui

Venerdì 24 Marzo 2006

Non credo che vi interessi molto, ma in questa pagina trovate la mia posizione a riguardo alcuni temi fondamentali che toccano scuola, diritti civili, economia, grandi opere… Il risultato è quello che vedete nella mappa sopra: i miei vicini di casa sono Rosa Nel Pugno, Italia dei Valori, Pdci, Verdi e Rifondazione, con questi ultimi due particolarmente vicini ancor più degli altri.

E voi dove state? Scopritelo andando qui. Anche se avete le idee chiare è pur sempre un curioso strumento che vi mette alla prova su temi molto importanti.


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V For Vendetta

Venerdì 24 Marzo 2006

Da venerdì scorso è nelle sale V For Vendetta, l’ennesima produzione ispiratasi ad un fumetto. Ma questa volta non è la solita trasposizione cinematografica: in V For Vendetta c’è lo zampino dei Wachowski bros, che hanno prodotto la pellicola e che hanno piazzato in regia il loro assistente nei due sequel di Matrix James McTeigue, che qui esordisce alla direzione di un film. Inoltre la graphic novel da cui prende spunto la storia è di Alan Moore, genio del fumetto inglese i cui lavori seppur ottimi, finora non hanno avuto un buon rapporto col cinema. Già due sue opere sono apparse sul grande schermo (From Hell e La Leggenda Degli Uomini Straordinari), ma senza molto successo: anche questo ha portato Moore a prendere le distanze dal film, e a chiedere esplicitamente di non essere citato nemmeno nei titoli di coda dove appare solo il nome di David Lloyd, co-autore e disegnatore di V For Vendetta.

La pellicola, prendendo spunto dal fumetto originale, ci proietta in una ipotetica realtà alternativa, dove la Germania ha vinto la seconda guerra mondiale e il Regno Unito è dominato da un partito neo-fascista che attraverso il controllo mediatico fa credere ciò che vuole al popolo anglosassone. In questo contesto viene introdotta la figura di V, giustiziere mascherato che salva la giovane Evey da un gruppo di uomini della polizia di regime e che la porta con sè, facendola assistere all’esplosione del vecchio parlamento inglese. Da qui inizia la storia, che porterà Evey a sconfiggere le proprie paure grazie a delle dure prove a cui verrà sottoposta da V, e alla missione annunciata dall’eroe in tv di far saltare in aria il 5 novembre venturo il parlamento, in memoria della congiura delle polveri del 1605 che vide la condanna al rogo di Guy Fawkes, a cui si rifà la maschera di V, per aver tentato di far esplodere il parlamento. Inoltre durante il film si scopriranno anche le origini di V, sfigurato da un incendio scoppiato in un laboratorio dove insieme ad altri veniva sottoposto ad esperimenti per la messa a punto di un mortale virus usato dal regime per prendere il potere. Viene così spiegata la certosina vendetta del nostro eroe, che finirà con l’uccidere tutti quelli che erano a capo di quel terribile centro di sperimentazione, durante l’anno che porterà alla celebrazione del 5 novembre e al risveglio del popolo dal torpore in cui era stato tenuto per anni dal regime…

Il film è interessante sia per i temi politici non troppo irrealistici che tocca, sia per il tema della vendetta (sempre più in voga nel cinema attuale). Inoltre la figura romantica di V si differenzia dal solito eroe dei fumetti, dato che al contrario di questi ultimi il personaggio interpretato da Hugo Weaving non agisce solo per il bene del popolo, ma è mosso anche da una profonda ricerca di vendetta personale.

Sono da segnalare le buone interpretazioni di Natalie Portman e quella di Hugo Weaving, che ha saputo trasmettere l’incisività del personaggio nonostante la maschera. Inoltre buona anche l’apparizione di John Hurt, che in contrappasso con il suo ruolo in 1984 qui interpreta il perfido cancelliere, richiamando così il film di Radford.

Tirando le somme, possiamo dire che V For Vendetta è un film interessante, anche se l’impressione è quella di aver sperperato troppo il potenziale del fumetto: qualche riserva rimane e la voglia di leggere l’opera originale di Moore & Lloyd è forte…


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The Hostel

Mercoledì 22 Marzo 2006

Un simpatico avviso appare sulle locandine di Hostel, il secondo film diretto da Eli Roth: “Contenuti violenti. Scene truculente. Inquadrature brutali. La vera sfida è guardarlo fino in fondo“. E in effetti hanno ragione, perché dopo una prima parte degna del miglior teenage movie americano, sullo schermo si scatena un tripudio di trapani, forbici, coltelli e motoseghe.

Ma partiamo dall’inizio: due amici americani partono per l’Europa, dove con un loro amico islandese si dirigono in una Amsterdam inzeppata di luoghi comuni per spassarsela con fumo e donnine in quantità. Rimasti delusi dalle ragazze del luogo, seguono il consiglio dato loro da un ragazzo russo di andare verso l’est, in Slovacchia, dove dice che troveranno le ragazze più disponibili d’Europa. Giunti a Bratislava, i tre sembrano finalmente realizzati, ma una notte uno dei tre non rientrerà all’ostello e di lui si perderanno le tracce per sempre. E’ così che i due amici americani si mettono sulle tracce del compagno scomparso, finendo per rimanere ingarbugliati anche loro nella trappola mortale di una misteriosa organizzazione che, attraverso lauti compensi, permette ai propri clienti di torturare come meglio credono un essere umano di una razza a loro scelta…

Il film può essere diviso in due parti ben distinte: quella iniziale, che si rifà alle tipiche teen comedy (American Pie docet), e prepara la trama per la seconda parte, gradualmente introdotta con un crescendo di effetti sonori (che comunque risultano poco invadenti). Ma sarebbe da stupidi fermarsi all’apparenza davanti all’incipit del film: anche in questa parte ci sono molti passaggi narrativi interessanti (il consiglio del ragazzo russo, l’incontro sul treno, la visita nel museo delle torture…) che ci portano man mano verso il nucleo centrale della pellicola, e che culminano con la scena delle torture al secondo ragazzo, in cui lo spettatore si immedesima nel personaggio ed entra nella sua disperata situazione.

Hostel può vantarsi di aver portato sul grande schermo commerciale una violenza che mai si era vista, e che tanto è piaciuta a Tarantino, ma non può di certo essere paragonato ai capolavori del’hardgore orientale come la serie Guinea Pig, o a Ichi The Killer di Takashi Miike (che qui appare in un cameo).

Inoltre si tratta di una idea fondamentalmente diversa di ritrarre la violenza. Nella serie splatter Guinea Pig si esponeva una tortura quasi scientifica, prolungata fino alla morte (Devil’s Experiment) e una distruzione analitica del corpo della cavia cosciente (Flowers Of Flesh And Blood): era quindi una violenza fine a sè stessa.

In Hostel invece troviamo una violenza diversa e posta su due diversi livelli. Prima osserviamo una violenza sadica, quella dei torturatori milionari, che ha origine nella loro mente perversa e che ci fa immedesimare nella parte della preda, dandoci momenti di suspence e sofferenza. Nella parte finale del film invece assistiamo ad una vendetta violenta (altro tema caro a Tarantino) che ribalta le parti, ponendo il cacciatore nella parte della preda e viceversa: anche qui la violenza è cruda ma a differenza di prima è moralmente giustificata, provocando nello spettatore un senso di liberazione.

In conclusione Hostel può essere definito un film interessante, a patto che non ci si fermi all’apparenza e lo si legga attraverso più piani di lettura. Merito di Eli Roth, che ha saputo costruire una storia interessante e che è riuscito a gestirla bene anche con una regia tutto sommato sufficiente, ma soprattutto con un buon uso dei tempi narrativi. Le pecche ci sono, e alcune anche gravi: la tempistica di certe situazioni finali è discutibile (la scena dei bambini su tutte), ma in fondo il film si salva nell’obbrobrioso panorama dell’horror attuale.


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Angina Pectoris (Nazim Hikmet)

Martedì 21 Marzo 2006

Se qui c’è la metà del mio cuore, dottore,

l’altra metà sta in Cina

nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.

E poi ogni mattina, dottore,

ogni mattina all’alba

il mio cuore lo fucilano in Grecia.

E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno

quando gli ultimi passi si allontanano

dall’infermeria

il mio cuore se ne va, dottore,

se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.

E poi sono dieci anni, dottore,

che non ho niente in mano da offrire al mio popolo

niente altro che una mela

una mela rossa, il mio cuore.

E’ per tutto questo, dottore,

e non per l’arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,

che ho quest’angina pectoris.

Guardo la notte attraverso le sbarre

e malgrado tutti questi muri

che mi pesano sul petto

il mio cuore batte con la stella più lontana.


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Hard-Fi: Stars Of CCTV

Martedì 21 Marzo 2006


Dall’Inghilterra, precisamente dalla provincia del Middlesex, arrivano gli Hard-Fi: un gruppo emergente che ha iniziato a farsi conoscere dall’estate scorsa, quando hanno avuto l’opportunità di aprire alcuni concerti dei Green Day.

Il loro primo lavoro “Stars Of CCTV” risale al 2004, ed era inizialmente un mini-album costituito da sole 6 tracce. Con l’arrivo della notorietà e del puntuale contratto con la major di turno (grazie anche al noto produttore Wolsey White), i ragazzi hanno avuto i mezzi per completare il loro album, che è uscito recentemente anche in Italia e che adesso conta 12 brani.

Come definire la loro musica? Difficile inserire gli Hard-Fi sotto un solo genere. Il primo singolo lanciato in italia, “Cash Machine”, è dotato di un pop-rock elettronico e di una melodia irresistibile, ma andando avanti nella tracklist dell’album troviamo anche canzoni come “Middle Eastern Holiday” con delle spiccate sonorità punk, il funky di “Hard To Beat” e “Living For The Weekend” o delle dolci ballad al pianoforte come “Move On Now”.

C’è chi si azzarda ad accostarli ai Clash (paragone esagerato), ma anche senza dover richiamare mostri sacri del passato, possiamo dire che il gruppo di Staines ha le carte in regola per diventare un fenomeno musicale interessante nel piatto panorama discografico dei nostri tempi.


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