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David di Donatello: vince il Caimano di Moretti

Venerdì 21 Aprile 2006

E’ Il Caimano di Nanni Moretti il film che vince il premio come miglior film al David di Donatello, battendo così Romanzo Criminale di Michele Placido.

Il film di Moretti agli Oscar italiani conquista ben sei statuette, di cui ben quattro tra le più importanti: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista per Silvio Orlando, e miglior produzione.

Romanzo Criminale di Michele Placido si aggiudica invece il maggior numero di premi con otto David conquistati, tra cui quello per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore non protagonista che va a Pierfrancesco Favino.

Grandi delusi di questa edizione del David sono sicuramente Il mio miglior nemico di Verdone e Notte prima degli esami di Fausto Brizzi: il film di Verdone e Muccino rimane a mani vuote nonostante le undici candidature, mentre l’opera prima di Brizzi porta a casa solo una statuetta per il miglior regista esordiente. Si tratta di esiti che potrebbero risultare in contrasto con il grande risultato conquistato al botteghino da questi due film, ma che invece rispecchiano i giudizi (molto aspri soprattutto per Verdone) ricevuti dalla critica.

Tra gli altri attori premiati in quest’edizione ci sono Valeria Golino come miglior attrice protagonista ne La guerra di Mario, e Angela Finocchiaro come miglior attrice non protagonista ne La besta nel cuore.

Premiati anche Match Point di Woody Allen come miglior film europeo e Crash di Paul Haggis come miglior film straniero.

Ecco la lista completa dei vincitori della 50esima edizione del David di Donatello al cinema italiano.

- Miglior film: Il Caimano di Nanni Moretti.

- Miglior regista: Nanni Moretti per Il Caimano.

- Miglior regista esordiente: Fausto Brizzi per Notte prima degli esami.

- Migliore sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro petraglia, Giancarlo De Cataldo con la collaborazione di Michele Placido per Romanzo Criminale.

- Migliore produttore: Angelo Barbagallo e Nanni Moretti per la Sacher Film per Il Caimano.

- Miglior attrice protagonista: Valeria Golino per La guerra di Mario.

- Migliore attore protagonista: Silvio Orlando per Il Caimano.

- Migliore attrice non protagonista: Angela Finocchiaro per La bestia nel cuore.

- Migliore attore non protagonista: Pierfrancesco Savino per Romanzo Criminale.

- Migliore direttore della fotografia: Luca Bigazzi per Romanzo Criminale.

- Migliore musicista: Franco Piersanti per Il Caimano.

- Migliore canzone originale: “Arrivederci amore ciao” per Arrivederci amore ciao.

- Migliore scenografo: Paola Comencini per Romanzo Criminale.

- Migliore costumista: Nicoletta Taranta per Romanzo Criminale.

- Migliore montatore: Esmeralda Calabria per Romanzo Criminale.

- Migliore fonico di presa diretta: Alessandro Zanon per Il Caimano.

- Migliore effetti speciali visivi: Proxima per Romanzo Criminale.

- Migliore film dell’Unione europea: Match point di Woody Allen.

- Miglior film straniero: Crash di Paul Haggis.

- David Giovani: Romanzo Criminale di Michele Placido.

- Miglior documentario di lungometraggio: Il bravo gatto prende i topi di Francesco Conversano e Nene Grignaffini.

- Miglior cortometraggio: Un inguaribile amore di Giovanni Covini.

- Premio Film Commission Torino Piemonte o Premio dei critici: La guerra di Mario di Antonio Capuano.


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Tina Anselmi al Quirinale

Giovedì 20 Aprile 2006



Dopo la sentenza definitiva della Cassazione è tempo di consultazioni per Prodi, prima dell’elezione dei presidenti delle camere e del Presidente della Repubblica.

Questo blog nel suo piccolo partecipa all’iniziativa Ciampi Reloaded, ma dopo le dichiarazioni di ieri di Ciampi è ormai dato per certo che non ci sarà una sua rielezione, come invece auspicavano in molti.

Ecco allora spuntare nella blogosfera un nome nuovo, forse non conosciuto dai giovani, ma che in quanto a prestigio politico e istituzionalità di certo non sfigurerebbe al Colle: si tratta della proposta della candidatura di Tina Anselmi.

Tina Anselmi (78 anni, come Ciampi all’inizio del mandato) da giovane fu partigiana durante la seconda guerra mondiale. Laureata in lettere, è stata dirigente sindacale e vicepresidente dell’Unione Europea Femminile, mentre nei governi della DC ricoprì incarichi importanti in varie commissioni come quella del Lavoro e previdenza sociale, Igiene e società, Affari sociali, o quella per l’inchiesta sulla Loggia P2. Inoltre è stata la prima donna ministro durante il terzo governo Andreotti, dove ricoprì l’incarico di Ministro del Lavoro: fu una delle progenitrici della legge sulle Pari opportunità.

Una candidatura autorevole, che sarebbe un importante segno di continuità dopo il settennato di Ciampi.


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Cartoon e libri: il papa a un anno dall’elezione

Giovedì 20 Aprile 2006

Da maggio in Germania, Svizzera e Austria sarà trasmesso su Mtv Popetown, ovvero un cartoon che narra le avventure di un papa-bambino che si diverte a scorrazzare con il suo bastone molleggiato per stanze del Vaticano, circondato da vescovi corrotti.

Il cartone animato era sul punto di essere trasmesso già tre anni fa dalla BBC, ma le proteste delle comunità cattoliche furono così accese da costringere la rete inglese a bloccarne la trasmissione ancor prima dell’inizio.

Acquistato da Mtv, finalmente Popetown potrà essere trasmesso, anche se da oggi alla data di inizio (il 3 maggio) potrebbe succedere di tutto: molte associazioni sono pronte a chiedere di non mettere in onda il cartone animato, paragonandolo alle vignette satiriche sull’islam che tanto scalpore fecero nei mesi scorsi.

In Italia i diritti del cartoon sono stati acquisiti dal network satellitare Jimmy, ma ad ora non sappiamo se e quando verrà trasmesso anche in Italia.

Inoltre sempre in ambito “Vaticano & dintorni” consiglio a tutti di leggere questa interessante intervista su Repubblica, fatta all’anonimo autore di un libello in uscita proprio oggi. Il titolo del libricino è laconico: “Contro Ratzinger”, e se avete delle basi di filosofia troverete sicuramente molto interessanti le critiche mosse al nuovo papa dall’autore.


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La Cassazione conferma la vittoria di Prodi

Mercoledì 19 Aprile 2006

A quasi dieci giorni dalle elezioni, arriva finalmente l’esito definitivo che scrive la parola fine su questa tornata elettorale sancita da polemiche e aspre contestazioni.

La Corte di Cassazione ha confermato la vittoria di Prodi: 25.224 voti di vantaggio dell’Unione sulla Cdl (solo 469 in meno del dato precedente) e bocciatura del ricorso di Calderoli sulla questione di Alleanza Lombarda. Nella decisione della Suprema Corte si legge che “la nuova legge elettorale non prevede tra i requisiti di ammissibilità di una lista e del suo eventuale collegamento in una coalizione quello della presentazione in una pluralità di circoscrizioni elettorali“, quindi “deve ritenersi consentito che una lista possa essere presentata e possa collegarsi in una coalizione anche se la relativa presentazione avvenga in una sola circoscrizione“.

Adesso ci si aspetta una telefonata di congratulazioni a Prodi da parte dei signori Putin, Bush, e sopratutto da Silvio Berlusconi. Sarebbe un bel gesto che chiuderebbe questo vile cabaret politico.


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La verità mi fa male

Martedì 18 Aprile 2006

“La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori.”

(Fedele Confalonieri, Repubblica, 25 giugno 2000)


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Finalmente Google Calendar

Venerdì 14 Aprile 2006

Dopo mesi di attesa (si parlava di questo nuovo progetto Google da dicembre) è finalmente stata pubblicata la prima beta della nuova web-application in Ajax di casa Google: da ieri è online il nuovo Google Calendar.

Il nuovo servizio risulterà molto familiare agli occhi di un utente Gmail, dato che dal famoso programma di posta riprende i menù che si trovano in una colonna a sinistra, e che in Google Calendar ci mostrano il mese corrente e ci permettono di passare da un calendario all’altro.

Ebbene sì, perché con il nuovo calendario made in Mountain View potremo creare più agende (una personale, una per il lavoro, ecc.) e scegliere se renderle pubbliche o meno. Inoltre ogni calendario potrà essere facilmente consultato grazie ai feed RSS e con iCal, rendendo ancor più pratica e comoda la nuova applicazione di Google: tutto questo senza dimenticare il punto di forza delle web-app di BigG, ossia la possibilità di fare ricerche avanzate, in questo caso tra gli eventi dei propri calendari.

Sembra proprio che le nuove parole d’ordine di Google siano “praticità” e “interazione”: il nuovo Google Calendar è un’applicazione molto utile e altamente personalizzabile, permette anche di aggiungere degli eventi direttamente da Gmail (questa funzionalità al momento è ancora in fase di allestimento) ed è in grado di importare calendari in formato .csv, nel caso utilizzate Outlook come vostro reminder.

Un altro passo avanti nello sviluppo del web 2.0 quindi: l’interattività che mette a disposizione Ajax spalanca le porte all’uso di queste applicazioni che sono sempre più mature e pronte a sostituire i “vecchi” programmi da installare sul PC.


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Smontato il caso sui brogli

Venerdì 14 Aprile 2006

Nel primo pomeriggio una nota del Ministero dell’Interno annuncia: “Il numero delle schede contestate si riduce da 43.028 a 2.131 per la Camera dei deputati, e da 39.822 a 3.135 per il Senato della Repubblica” dato che “il primo, provvisorio calcolo delle schede contestate è frutto di un errore materiale“.

Si sgonfia così il caso politico sollevato da Berlusconi, che nonostante tutto si rifiuta di telefonare a Prodi per ammettere la sconfitta e annuncia: “Andremo avanti, resisteremo“.

Intanto continuano le telefonate di congratulazioni a Prodi: dopo Zapatero, Blair, Angela Merkel, Chirac, Lula, oggi arrivano anche quelle del premier greco Costas Caramalis. Ormai all’appello per il saluto al prossimo capo del governo italiano mancano solo i nomi di Bush e Putin, quelli più vicini a Berlusconi e che stando al gioco del leader della Cdl si dicono “cauti” aspettando il responso elettorale definitivo.

Intanto i fatti parlano chiaro: delle oltre 82.000 schede contestate ne sono state prese in considerazione solo 5.000, che si distribuiscono equamente tra le due coalizioni. La differenza che portano al risultato finale quindi è pressoché nulla, visto che si tratta di poche decine di voti a vantaggio di una coalizione piuttosto che all’altra.


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Il fantasma di Corleone

Giovedì 13 Aprile 2006


Il fantasma di Corleone, diretto da Marco Amenta, è la storia del leader indiscusso della mafia siciliana e della sua latitanza dorata raccontata dai suoi protagonisti: i procuratori Roberto Scarpinato, Antonio Lo Forte, il capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares, il colonnello dei Ros Michele Riccio e numerosi collaboratori di giustizia.

La docu-fiction, come si chiama in gergo, si apre con il monito del pentito Nino Calderone (”Andatevene in un altro posto, in un altro continente, in un altro mondo, il più possibile distante dalla Sicilia. Perché qui va a finire sempre allo stesso modo. Va a finire che si muore…“) e si chiude con le rivelazioni di altri due collaboratori di giustizia (cestinate nella versione tv che sarà trasmessa a fine aprile) Nino Giuffrè e Salvatore Cancemi. “Provenzano ci dà queste informazioni - dice Giuffrè - e noi ci mettiamo in cammino per portare avanti il discorso di Forza Italia“. “Riina - racconta Cancemi - mi disse che Berlusconi e Dell’Utri se li era messi nelle mani“.

Il lungometraggio è uscito il 30 marzo scorso e in Rai sarà trasmesso a fine aprile (così hanno voluto i vertici aziendali) monco, però, dei suoi fotogrammi più scomodi. “Al cinema - racconta Simonetta Amenta, produttrice del film e sorella del regista - vedremo la versione completa, ma la Rai che ha partecipato alla produzione per il 10% preferisce tagliare di netto alcune scene“. Quelle, manco a dirlo, che si riferiscono al premier, al suo braccio destro Marcello Dell’Utri e agli atti della procura di Caltanissetta che nel 2002 ha archiviato il processo sui mandanti a volto coperto contro i due big di Forza Italia (in relazione al reato di strage) per “friabilità del quadro indiziario“. Niente di nuovo, insomma.

Fatti già noti alle cronache che però, nonostante il tempo e la pubblicità (poca), innescano ancora un vespaio di polemiche. Il fantasma di Corleone, infatti, è sì un film su Bernardo Provenzano, ma non solo. E’ lo specchio dei labirinti di una burocrazia inceppata, dei meandri di uno stato assente e che per vent’anni non si è mai preoccupato delle sorti del super latitante. Solo dopo Capaci e Via D’Amelio, le autorità hanno tolto dal limbo il fascicolo che lo riguardava. Il boss, comunque, è sempre riuscito a giocare d’anticipo. Come mai i suoi massimi compagni d’armi Luciano Liggio e Totò Riina, sono stati catturati con una puntuale “facilità”, in momenti cioè in cui la mafia era in crisi, ed era strategicamente necessario dare qualcuno in pasto ad uno stato momentaneamente attento alle questioni criminose? Come ha fatto il boss a rinnovare la propria carta d’identità, a gestire la documentazione pensionistica dei propri familiari, a “volare” indisturbato a Marsiglia? Perché - come ha raccontato Giuffrè e confermato Angelo Siino - alla fine degli anni ‘90, Provenzano fu fermato ad un posto di blocco su una stradina in provincia di Enna e gli agenti non riconobbero il viso del vispo vecchietto che avevano d’avanti?


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La situazione post-elezioni

Mercoledì 12 Aprile 2006

La situazione politica dopo le rocambolesche elezioni di domenica scorsa vede finalmente uno sbocco all’orizzonte, anche se a lungo termine.

Nonostante le continue accuse di brogli e irregolarità del voto che Berlusconi lancia verso l’Unione, già da stamane sono iniziate le verifiche di tutte le schede contestate, ed entro venerdì avremo i risultati definitivi di queste elezioni. La possibilità che questi voti cambino il verdetto delle urne è pressochè nulla, ma a quanto pare Berlusconi si sta già aggrappando ad altri pretesti, affermando che “ci sono stati brogli a senso unico per la sinistra” e che dopo i controlli “il risultato cambierà“.

Quindi come ampiamente previsto l’ultima inutile carta del leader Cdl prima della ritirata è quella dei brogli, e a quanto pare se la giocherà fino alla fine pur di difendere la sua guida al governo che negli ultimi anni lo ha cavato da tanti impacci.

Ma tornando alla politica seria e non fatta dagli attori di avanspettacolo, ecco una piccola agenda provvisoria dei prossimi avvenimenti politici che determineranno la formazione del nuovo governo.

28 aprile: saranno convocate la nuova Camera dei Deputati e il nuovo Senato, che dovranno eleggere i rispettivi presidenti.

12-13 maggio: termine ultimo entro il quale i due rami del Parlamento dovranno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica dopo la fine del settennato di Ciampi.

Subito dopo l’elezione, il nuovo Presidente della Repubblica darà compito al leader della coalizione vincente di formare un nuovo governo, dopodiché il nuovo esecutivo verrà messo al vaglio delle camere che dovranno votare la fiducia.

Speriamo in tempi brevi: l’Italia ha bisogno di ripartire il più presto possibile, e il nuovo governo dovrà iniziare subito a rimboccarsi le maniche per la finanziaria del 2007 che sarà attesa alle camere per la fine di settembre. Dato che il governo si insedierà probabilmente a fine maggio, ci saranno solo quattro mesi per stilarla, e sarà la prima grande prova per Prodi.


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Il Sovversivo

Martedì 11 Aprile 2006

Il seguente articolo di Ezio Mauro, pubblicato su “la Repubblica” del 6 aprile scorso, si è rivelato una profezia di quello che sta avvenendo in queste ore.

Ha senz’altro ragione il presidente del Consiglio a chiedere rispetto per la sua carica e per la sua persona. Ma il rispetto Silvio Berlusconi deve guadagnarselo, come tutti i personaggi pubblici in democrazia, giorno dopo giorno. Martedì ha insultato volgarmente metà del Paese, colpevole di non seguirlo e di ribellarsi alla sua leadership, votando a sinistra. Ieri ha cercato di forzare ancora una volta le regole, organizzando in fretta e furia nello spazio proprietario delle sue televisioni un finto confronto televisivo con Prodi - non previsto e non concordato - in modo da poter comiziare davanti ad una sedia vuota, sotto la luce domestica di Canale 5.

Proverò a spiegare perché questa condotta negli ultimi giorni di campagna elettorale non è quella di un politico disperato (Berlusconi può ancora rischiare di vincere) né quella di un leader estremista. No. Tecnicamente, Berlusconi è il Sovversivo.

Potremmo dire che l’inizio e la fine dell’anomalia italiana abitano qui, nell’insostenibile tensione a cui è sottoposto un sistema quando il capo legittimo del governo è anche il Sovversivo. Avevamo avvertito che l’agonia politica del berlusconismo sarebbe stata terribile. La realtà è peggio. Ma non era difficile prevederlo. Sono i tratti culturali di questa destra e di questa leadership - prima e più della dinamica politica - a determinare ciò che sta accadendo e ciò che purtroppo accadrà nelle prossime settimane quando il Cavaliere, se dovesse perdere, tenterà di delegittimare il risultato elettorale. Se non partiamo da qui, è difficile capire come si sia arrivati fino a questo punto estremo.



La concezione che il Cavaliere ha della sua avventura politica è - ancora una volta in senso tecnico - schiettamente “rivoluzionaria”. Non è entrato in politica, come tutti: è “sceso in campo”. Non l’ha fatto perché aveva un progetto, ma perché “ama il suo Paese”. Non proponeva un programma, ma una biografia. Non indicava un obiettivo, ma un destino. Da quel momento, tutto si è unito e tutto si è scomposto secondo un ordine epico, assumendo una dimensione da paesaggio eroico, rendendo via via mitologica la realtà contemporanea.

Biografia privata e destino pubblico si sono confusi, per salvare l’amato Paese dal male che incombeva ed ancora incombe, nonostante la forza e la virtù del Capo, sacralizzato dal voto del popolo, dunque per sempre liberato da vincoli normativi, contrappesi costituzionali, equilibri istituzionali, regole di garanzia.

Il Capo si è trovato di fronte al popolo, il suo popolo, concepito fin dal primo giorno e sempre più - in un vero istinto di destra - come una “comunità di elezione”, e lo rivela il giudizio sugli elettori di sinistra, “coglioni” perché non tutelano i loro interessi, come se nel discorso pubblico e nella passione politica non esistesse nient’altro che il portafoglio, simbolo subliminale del berlusconismo. Tutto il resto è impaccio: le autorità garanti, gli altri poteri dello Stato liberi ed autonomi, l’opposizione naturalmente, ma anche gli alleati, se non si riducono a coro.

Per sollecitare ed eccitare continuamente quel popolo, diventato strumento politico come la “folla” di Guglielmo Giannini, il Cavaliere ha bisogno di usare la televisione, che in parte quel popolo ha creato, o almeno ha “educato”. Ecco perché la televisione nel mondo berlusconiano è ben più di un moderno balcone o di un microfono, è qualcosa di diverso da uno strumento anche potente di comunicazione: è il luogo segreto dell’anima berlusconiana, il giacimento culturale della politica e dell’antipolitica, la riserva privata del potere.

Ed ecco perché, ancora, Berlusconi non concepisce le regole e disprezza la par condicio: la sua natura politica e la natura televisiva coincidono e coabitano, non sono separabili, fanno parte di quell’identità imprenditoriale che aiuta il politico avvantaggiandolo, mentre lo soffoca.

Per il Cavaliere, è inconcepibile che avendo tre televisioni ed essendo probabilmente in svantaggio nei sondaggi, non possa usarle per ribaltarli, come vorrebbe la sua personale forza di gravità, come imporrebbe la sua natura, come pretende tutta la sua storia. Per questo ha trovato normale, ieri, chiedere e ottenere dalla sua rete ammiraglia un programma apparecchiato ad hoc, inventato sulle sue esigenze del momento. È o non è il padrone? Ma attenzione: lo è o no anche in politica? E allora perché stupirsi se salta il confine per lui inconcepibile tra politica e tv, se il suo istinto proprietario stravolge la par condicio, se si rivolge da proprietario addirittura agli elettori, insultando chi non vuole capire e rifiuta di seguirlo?

Tutto questo travolge ogni regola, ogni giorno, estremizza il confronto, sottopone il Paese a una pressione e a una tensione politica senza precedenti, e senza giustificazione se non nel destino personale di Berlusconi. La spinta per questa sovversione nasce ancora una volta dalla concezione eroica che il Cavaliere ha di sé e che gli impedisce di accettare il declino. Ogni difficoltà politica diventa così una congiura, ogni dissenso una manovra, ogni critica un tradimento, ogni regola un complotto esoterico dei “poteri forti”.

Perché, semplicemente, l’ideologia del berlusconismo non prevede che Berlusconi possa perdere. La sconfitta non è contemplata, in una vicenda politica segnata tutta dall’unzione sacra e votata alla redenzione del Paese dal male. Può venire solo da una macchinazione oscura e ingiusta che inganna il popolo e che è ripudiata in anticipo, e per sempre.

D’altra parte, è così fin dall’inizio. Tecnicamente rivoluzionaria, infatti, è in Berlusconi anche la concezione della vittoria, che non è la conquista del governo, ma la presa del potere, una sorta di anno zero, di nuovo inizio. Sostenere che Berlusconi è il fondatore italiano dell’alternanza è la più grande delle bugie compiacenti che lo circondano separandolo dalla realtà. Non solo la legge elettorale voluta dalla destra ha ucciso il bipolarismo italiano, ma la natura del Cavaliere non accetta l’insuccesso e la sconfitta, come dimostra la riscrittura di comodo delle vicende del suo primo governo, con il fantasma del “ribaltone” che maschera la sua incapacità di tenere insieme la maggioranza.

Dunque, ogni reazione è permessa, anzi è legittima, perché aiuta l’unico legittimo potere a rimanere al suo posto: il resto è sopruso, abuso, errore. Come per gli antichi imperi mitologici, il berlusconismo non ha ormai altra finalità al di fuori del suo essere. Ma per continuare ad essere, è pronto ad ogni cosa, anche perché il suo potere non si fonda sul patrimonio comune civico, repubblicano e costituzionale, ma su un’alienità titanica audace e sprezzante, propria di chi “non aspettandosi nulla dalla società, non vuole sacrificare niente delle sue pulsioni più smodate e funeste”.

Anzi qui, nelle difficoltà, viene alla luce il Sovversivo, con quel gusto di non obbedire che nasce dal gusto di comandare: ciò che Caillois chiama “lo spirito di dominazione”. E con quella che Piero Gobetti, nel 1927, chiamava “la compromettente e ineducata abitudine di pensare in pubblico”.

È facile, anche se amaro, dire che il Sovversivo ha appena iniziato a mostrarsi apertamente, uccidendo il Conservatore che pure aveva tentato il Cavaliere nei primi anni, e che ha sedotto buona parte dei suoi elettori. Il conflitto di interessi, invece che un impaccio anomalo e pericoloso, diventa così un’arma, se il metodo è la sovversione di ogni regola. Lo ha dimostrato ieri Fedele Confalonieri, usando tragicamente per la sua azienda le stesse esatte parole che Berlusconi usava per il suo partito, con l’accusa alla sinistra di inscenare “prove di regime” solo perché si era ribellata pubblicamente all’ultimo abuso politico della televisione privata del Cavaliere.

A differenza di Confalonieri, che passava per moderato, io non ho mai parlato di regime, in questi anni sventurati per il nostro Paese, perché credo sufficientemente grave denunciare l’indebolimento della qualità della nostra democrazia causato dall’anomalia berlusconiana; e anche perché penso che l’Italia possa farcela, con l’arma del voto, a chiudere quest’avventura. Ma l’epilogo rischia di essere peggiore del dramma. Da vero titano, il Cavaliere può ancora danneggiare questo Paese, anche se sarà sconfitto.


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