Nine Inch Nails - The Slip (2008)
Ez3kiel | 13 05 2008Sembra proprio che Trent Reznor, ormai ex Mr. Self Destruct, ci stia prendendo gusto a sfornare dischi nuovi ogni due mesi.
Infatti se durante gli anni novanta il factotum dei Nine Inch Nails aveva abituato le sue schiere di fan ad attese snervanti prima di un nuovo capitolo della saga NIN, ora il nostro sembra essere in preda a dei veri e propri raptus iper produttivi.
Nel giro di un anno sono cambiate molte cose per i Nine Inch Nails: usciva l’anno scorso proprio in questo periodo Year Zero, un disco che segnava dei forti cambiamenti nel sound che aveva caratterizzato le composizioni di Reznor fino ad allora. Con la fine del tour 2007 ecco l’annuncio di una nuova rivoluzione nella line-up, che vede il ritorno di Robin Finck, le conferme di Josh Freese e del nostrano Alessandro Cortini, e il debutto del semisconosciuto Rich Fownes degli UNKLE. A novembre arriva l’album dei remix di Year Zero, che sancisce la fine dei rapporti contrattuali tra la band e la loro casa discografica rendendoli di fatto indipendenti.
Qui arriva il punto di svolta di Trent Reznor che, ammaliato dall’operazione liberal-commerciale dei Radiohead con il loro nuovo album, inizia subito a lavorare su del nuovo materiale in studio insieme al fido Atticus Ross, Alessandro Cortini e l’amico di vecchia data Adrian Belew. A marzo esce Ghosts I-IV, una raccolta di 36 brani strumentali liberamente scaricabili da internet oppure ordinabili in varie versioni “materiali”, tra cui una Deluxe Edition da ben 300 dollari. Nemmeno il tempo di annunciare un nuovo tour estivo negli USA, ed ecco che la settimana scorsa fa il capolino su nin.com l’annuncio del nuovo album disponibile in download gratuito: The Slip.
Se i Ghosts rappresentavano delle interessanti sperimentazioni più o meno riuscite, di questo album francamente se ne poteva fare a meno. Dentro c’è tutto e niente: brani riempi pista (Discipline, qui ampiamente presa in giro) e pezzi che continuano a battere la strada intrapresa da Year Zero seppur in maniera molto meno interessante.
Un disco contraddistinto da una forte piattezza compositiva che qualsiasi fan di vecchia data della band riesce a cogliere al primo ascolto, un disco che col tempo ci lascerà ben poco, al contrario dei grandissimi The Downward Spiral e The Fragile. Capolavori induscussi di quel genio che è stato, e si spera che sarà ancora, di Trent Reznor.
Voto: 











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