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Iron Man (Jon Favreau, 2008)

Giovedì 15 Maggio 2008

Sembra che ormai la Marvel più che una produttrice di fumetti sia diventata una casa cinematografica. X-men e relativi sequel, Spider-Man, Daredevil, Elektra, I Fantastici Quattro sono solo alcune delle trasposizioni cinematografiche marvelliane che abbiamo avuto modo di vedere negli ultimi anni, con risultati a volte innegabilmente buoni, a volte mediocri.

Ed in questo 2008 che sancisce il ritorno del Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan, la Marvel poteva stare a vedere? Certo che no. Ecco allora appena sfornate due pellicole, con intenti diametralmente diversi: Iron Man ed il ritorno dell’Incredibile Hulk dopo il flop di Ang Lee nel 2002.

Ed eccoci allora ad elucubrare su Iron Man, alter-ego del miliardario Tony Stark.
La storia del film sembra riprendere abbastanza fedelmente le origini del supereroe eccetto qualche attualizzazione, come ad esempio il gruppo di terroristi afghani, che nella versione originale degli anni ‘60 erano dei guerriglieri vietnamiti. Per il resto il film scorre abbastanza bene nonostante i suoi abbondanti 120 minuti, e tenendo conto della sua natura da blockbuster non può essere considerato cattivo.
Iron Man presenta infatti qualche piccola novità nel genere superoistico, come ad esempio una ostentata ironia di cui il nostro Tony Stark, interpretato dal bravo Robert Downey Jr., fa mostra spesso e volentieri durante la pellicola. Senza tener conto dell’ostacolo principale del film, ossia della non-presenza effettiva di un nemico reale per il protagonista, sicuramente un grosso problema per gli sceneggiatori che comunque hanno saputo ovviare molto bene. Infatti lo storico nemico di Iron man, il Mandarino, non compare in questo primo episodio, anche se i produttori hanno promesso la sua presenza nei prossimi due film dedicato all’uomo d’acciaio della Marvel, già in cantiere visto il successo al botteghino del film, annunciati per il 2010.

Tirando le somme questo esordio cinematografico di Iron Man si può considerare buono, in attesa dell’arrivo del nuovo promettente Hulk interpretato da Edward Norton in arrivo a giugno.

P.S.
Per chi deve ancora andare a vederlo: non abbandonate subito la sala alla fine del film, dopo i titoli di coda vi aspetta una interessante sorpresa.


Tags: Cinema, Iron Man, Marvel, Supereroi, Tony Stark
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The Eye (2008)

Mercoledì 9 Aprile 2008

The Eye (2008)

Ora io vi potrei parlare di questo polpettone horror-thriller che praticamente non decolla mai, potrei iniziare a spiegarvi perché quel poco che il film prometteva nel primo tempo è stato sbarazzato dalla seconda metà della pellicola. Potrei stare qui a dirvi che l’omonimo film del 2002 da cui questo prende spunto non era niente di che, quindi inutile aspettarsi miracoli.
Ma mi limito a consigliarvi di mantenervi in saccoccia 7 euro invece di andare a vedere questo film. L’unica cosa per cui forse li vale è Jessica Alba, “tutto il resto è noia”. (cit.)


Tags: Cinema, The Eye
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Fight Club (David Fincher, 1999)

Sabato 29 Marzo 2008

Film a dir poco geniale, di cui consiglio la visione a tutti quelli che ancora non l’hanno visto.

Devo dire che mi sono avvicinato a questo film con un velo di pessimismo, dato che l’ultima pellicola di David Fincher che avevo visto (Zodiac) non mi aveva impressionato positivamente, anzi. Invece Fight Club si è rivelato un film veramente incredibile, complice la storia tratta dal libro omonimo di Chuck Palahniuk. Ma anche grazie al lavoro di Fincher alla regia, che ha saputo dirigere il film senza mai farlo scorrere via troppo velocemente ma nemmeno scivolando sul prolisso. A tutto questo aggiungete le buone performance di Brad Pitt e di un Edward Norton più azzeccato che mai per il ruolo di nevrotico uomo medio della società americana del giorno d’oggi, ed il gioco è fatto.

Un film contro il sistema, anarchico nel suo intento finale di catarsi della società consumistica moderna. Un film che ci aiuta a riflettere sul nostro mondo e su ciò che lo regge. Assolutamente da vedere.


Tags: Brad Pitt, Cinema, David Fincher, Edward Norton, Fight Club
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Star Wars Ep. IV - Poster 3D

Lunedì 24 Marzo 2008

Davvero molto bello questo lavoro che ha fatto un appassionato sulla locandina originale di Guerre Stellari, trasformandola in 3D. Guardare per credere!


Tags: A New Hope, Cinema, Episode IV, Guerre Stellari, Star Wars, Una Nuova Speranza
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Trainspotting

Venerdì 21 Marzo 2008

Trainspotting

Tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh, il film racconta le (dis)avventure di un gruppo di ragazzi della Edimburgo degli anni ‘80 alle prese con la loro dipendenza da eroina.

Un film che personalmente mi ha colpito per il messaggio diretto che ci viene annunciato dall’inizio del film dal protagonista Marc Renton (Ewan McGregor). “Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”

Bello, a tratti irriverente. Indubbiamente un film che aiuta a riflettere su un periodo socialmente poco bello della nostra storia recente, e che soprattutto ci fa chiedere cosa spingeva i giovani di quel tempo a portarsi ai margini della società per avvicinarsi all’eroina. La risposta del film? Era la società stessa, fatta di stereotipi e modelli da seguire forzatamente per evitare di essere etichettati come “diversi” e quindi allontanati.


Tags: Cinema, danny boyle, ewan mcgregor, trainspotting
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David di Donatello: vince il Caimano di Moretti

Venerdì 21 Aprile 2006

E’ Il Caimano di Nanni Moretti il film che vince il premio come miglior film al David di Donatello, battendo così Romanzo Criminale di Michele Placido.

Il film di Moretti agli Oscar italiani conquista ben sei statuette, di cui ben quattro tra le più importanti: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista per Silvio Orlando, e miglior produzione.

Romanzo Criminale di Michele Placido si aggiudica invece il maggior numero di premi con otto David conquistati, tra cui quello per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore non protagonista che va a Pierfrancesco Favino.

Grandi delusi di questa edizione del David sono sicuramente Il mio miglior nemico di Verdone e Notte prima degli esami di Fausto Brizzi: il film di Verdone e Muccino rimane a mani vuote nonostante le undici candidature, mentre l’opera prima di Brizzi porta a casa solo una statuetta per il miglior regista esordiente. Si tratta di esiti che potrebbero risultare in contrasto con il grande risultato conquistato al botteghino da questi due film, ma che invece rispecchiano i giudizi (molto aspri soprattutto per Verdone) ricevuti dalla critica.

Tra gli altri attori premiati in quest’edizione ci sono Valeria Golino come miglior attrice protagonista ne La guerra di Mario, e Angela Finocchiaro come miglior attrice non protagonista ne La besta nel cuore.

Premiati anche Match Point di Woody Allen come miglior film europeo e Crash di Paul Haggis come miglior film straniero.

Ecco la lista completa dei vincitori della 50esima edizione del David di Donatello al cinema italiano.

- Miglior film: Il Caimano di Nanni Moretti.

- Miglior regista: Nanni Moretti per Il Caimano.

- Miglior regista esordiente: Fausto Brizzi per Notte prima degli esami.

- Migliore sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro petraglia, Giancarlo De Cataldo con la collaborazione di Michele Placido per Romanzo Criminale.

- Migliore produttore: Angelo Barbagallo e Nanni Moretti per la Sacher Film per Il Caimano.

- Miglior attrice protagonista: Valeria Golino per La guerra di Mario.

- Migliore attore protagonista: Silvio Orlando per Il Caimano.

- Migliore attrice non protagonista: Angela Finocchiaro per La bestia nel cuore.

- Migliore attore non protagonista: Pierfrancesco Savino per Romanzo Criminale.

- Migliore direttore della fotografia: Luca Bigazzi per Romanzo Criminale.

- Migliore musicista: Franco Piersanti per Il Caimano.

- Migliore canzone originale: “Arrivederci amore ciao” per Arrivederci amore ciao.

- Migliore scenografo: Paola Comencini per Romanzo Criminale.

- Migliore costumista: Nicoletta Taranta per Romanzo Criminale.

- Migliore montatore: Esmeralda Calabria per Romanzo Criminale.

- Migliore fonico di presa diretta: Alessandro Zanon per Il Caimano.

- Migliore effetti speciali visivi: Proxima per Romanzo Criminale.

- Migliore film dell’Unione europea: Match point di Woody Allen.

- Miglior film straniero: Crash di Paul Haggis.

- David Giovani: Romanzo Criminale di Michele Placido.

- Miglior documentario di lungometraggio: Il bravo gatto prende i topi di Francesco Conversano e Nene Grignaffini.

- Miglior cortometraggio: Un inguaribile amore di Giovanni Covini.

- Premio Film Commission Torino Piemonte o Premio dei critici: La guerra di Mario di Antonio Capuano.


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V For Vendetta

Venerdì 24 Marzo 2006

Da venerdì scorso è nelle sale V For Vendetta, l’ennesima produzione ispiratasi ad un fumetto. Ma questa volta non è la solita trasposizione cinematografica: in V For Vendetta c’è lo zampino dei Wachowski bros, che hanno prodotto la pellicola e che hanno piazzato in regia il loro assistente nei due sequel di Matrix James McTeigue, che qui esordisce alla direzione di un film. Inoltre la graphic novel da cui prende spunto la storia è di Alan Moore, genio del fumetto inglese i cui lavori seppur ottimi, finora non hanno avuto un buon rapporto col cinema. Già due sue opere sono apparse sul grande schermo (From Hell e La Leggenda Degli Uomini Straordinari), ma senza molto successo: anche questo ha portato Moore a prendere le distanze dal film, e a chiedere esplicitamente di non essere citato nemmeno nei titoli di coda dove appare solo il nome di David Lloyd, co-autore e disegnatore di V For Vendetta.

La pellicola, prendendo spunto dal fumetto originale, ci proietta in una ipotetica realtà alternativa, dove la Germania ha vinto la seconda guerra mondiale e il Regno Unito è dominato da un partito neo-fascista che attraverso il controllo mediatico fa credere ciò che vuole al popolo anglosassone. In questo contesto viene introdotta la figura di V, giustiziere mascherato che salva la giovane Evey da un gruppo di uomini della polizia di regime e che la porta con sè, facendola assistere all’esplosione del vecchio parlamento inglese. Da qui inizia la storia, che porterà Evey a sconfiggere le proprie paure grazie a delle dure prove a cui verrà sottoposta da V, e alla missione annunciata dall’eroe in tv di far saltare in aria il 5 novembre venturo il parlamento, in memoria della congiura delle polveri del 1605 che vide la condanna al rogo di Guy Fawkes, a cui si rifà la maschera di V, per aver tentato di far esplodere il parlamento. Inoltre durante il film si scopriranno anche le origini di V, sfigurato da un incendio scoppiato in un laboratorio dove insieme ad altri veniva sottoposto ad esperimenti per la messa a punto di un mortale virus usato dal regime per prendere il potere. Viene così spiegata la certosina vendetta del nostro eroe, che finirà con l’uccidere tutti quelli che erano a capo di quel terribile centro di sperimentazione, durante l’anno che porterà alla celebrazione del 5 novembre e al risveglio del popolo dal torpore in cui era stato tenuto per anni dal regime…

Il film è interessante sia per i temi politici non troppo irrealistici che tocca, sia per il tema della vendetta (sempre più in voga nel cinema attuale). Inoltre la figura romantica di V si differenzia dal solito eroe dei fumetti, dato che al contrario di questi ultimi il personaggio interpretato da Hugo Weaving non agisce solo per il bene del popolo, ma è mosso anche da una profonda ricerca di vendetta personale.

Sono da segnalare le buone interpretazioni di Natalie Portman e quella di Hugo Weaving, che ha saputo trasmettere l’incisività del personaggio nonostante la maschera. Inoltre buona anche l’apparizione di John Hurt, che in contrappasso con il suo ruolo in 1984 qui interpreta il perfido cancelliere, richiamando così il film di Radford.

Tirando le somme, possiamo dire che V For Vendetta è un film interessante, anche se l’impressione è quella di aver sperperato troppo il potenziale del fumetto: qualche riserva rimane e la voglia di leggere l’opera originale di Moore & Lloyd è forte…


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The Hostel

Mercoledì 22 Marzo 2006

Un simpatico avviso appare sulle locandine di Hostel, il secondo film diretto da Eli Roth: “Contenuti violenti. Scene truculente. Inquadrature brutali. La vera sfida è guardarlo fino in fondo“. E in effetti hanno ragione, perché dopo una prima parte degna del miglior teenage movie americano, sullo schermo si scatena un tripudio di trapani, forbici, coltelli e motoseghe.

Ma partiamo dall’inizio: due amici americani partono per l’Europa, dove con un loro amico islandese si dirigono in una Amsterdam inzeppata di luoghi comuni per spassarsela con fumo e donnine in quantità. Rimasti delusi dalle ragazze del luogo, seguono il consiglio dato loro da un ragazzo russo di andare verso l’est, in Slovacchia, dove dice che troveranno le ragazze più disponibili d’Europa. Giunti a Bratislava, i tre sembrano finalmente realizzati, ma una notte uno dei tre non rientrerà all’ostello e di lui si perderanno le tracce per sempre. E’ così che i due amici americani si mettono sulle tracce del compagno scomparso, finendo per rimanere ingarbugliati anche loro nella trappola mortale di una misteriosa organizzazione che, attraverso lauti compensi, permette ai propri clienti di torturare come meglio credono un essere umano di una razza a loro scelta…

Il film può essere diviso in due parti ben distinte: quella iniziale, che si rifà alle tipiche teen comedy (American Pie docet), e prepara la trama per la seconda parte, gradualmente introdotta con un crescendo di effetti sonori (che comunque risultano poco invadenti). Ma sarebbe da stupidi fermarsi all’apparenza davanti all’incipit del film: anche in questa parte ci sono molti passaggi narrativi interessanti (il consiglio del ragazzo russo, l’incontro sul treno, la visita nel museo delle torture…) che ci portano man mano verso il nucleo centrale della pellicola, e che culminano con la scena delle torture al secondo ragazzo, in cui lo spettatore si immedesima nel personaggio ed entra nella sua disperata situazione.

Hostel può vantarsi di aver portato sul grande schermo commerciale una violenza che mai si era vista, e che tanto è piaciuta a Tarantino, ma non può di certo essere paragonato ai capolavori del’hardgore orientale come la serie Guinea Pig, o a Ichi The Killer di Takashi Miike (che qui appare in un cameo).

Inoltre si tratta di una idea fondamentalmente diversa di ritrarre la violenza. Nella serie splatter Guinea Pig si esponeva una tortura quasi scientifica, prolungata fino alla morte (Devil’s Experiment) e una distruzione analitica del corpo della cavia cosciente (Flowers Of Flesh And Blood): era quindi una violenza fine a sè stessa.

In Hostel invece troviamo una violenza diversa e posta su due diversi livelli. Prima osserviamo una violenza sadica, quella dei torturatori milionari, che ha origine nella loro mente perversa e che ci fa immedesimare nella parte della preda, dandoci momenti di suspence e sofferenza. Nella parte finale del film invece assistiamo ad una vendetta violenta (altro tema caro a Tarantino) che ribalta le parti, ponendo il cacciatore nella parte della preda e viceversa: anche qui la violenza è cruda ma a differenza di prima è moralmente giustificata, provocando nello spettatore un senso di liberazione.

In conclusione Hostel può essere definito un film interessante, a patto che non ci si fermi all’apparenza e lo si legga attraverso più piani di lettura. Merito di Eli Roth, che ha saputo costruire una storia interessante e che è riuscito a gestirla bene anche con una regia tutto sommato sufficiente, ma soprattutto con un buon uso dei tempi narrativi. Le pecche ci sono, e alcune anche gravi: la tempistica di certe situazioni finali è discutibile (la scena dei bambini su tutte), ma in fondo il film si salva nell’obbrobrioso panorama dell’horror attuale.


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Disney si prende la Pixar

Mercoledì 25 Gennaio 2006

La Disney sembra proprio intenzionata a “mangiarsi” la Pixar, il team di animazione digitale di Steve Jobs.

La casa di Topolino dopo i cambiamenti di vertice che ha subito nell’autunno scorso, con l’uscita dalla società di Michael Eisner a favore di Robert Iger, ultimamente si è riavvicinata sempre di più alla Pixar. E notizie degli ultimi giorni danno per certa l’acquisizione a breve della società di Steve Jobs da parte della Disney.

Il lungo rapporto tra le due società inizia nel 1991, e da allora la Pixar ha avuto importanza sempre maggiore all’interno della Disney, che è culminata dopo il successo di Toy Story nel 1997 con un accordo tra i due team di animazione: Pixar avrebbe prodotto cinque film di animazione e la Disney si sarebbe impegnata nella loro distribuzione. Da questo accordo sono nati A Bugs Life, Monster & co., Alla Ricerca di Nemo, Gli Incredibili, e Cars (che veremo nelle sale la prossima estate). “Cars” sarebbe stato proprio l’ultimo film targato dall’accoppiata, dato che con lo scadere dell’accordo le due società si stavano preparando a intraprendere strade diverse.

I primi segnali di riavvicinamento Pixar-Disney si sono avuti nel dicembre scorso: Robert Iger, fresco CEO della Disney, si era accordato con il team di Steve Jobs per la coproduzione e la distribuzione dei sequel di Nemo, Monsters, e per Toy Story 3. Mossa che è venuta subito dopo l’uscita del primo lungometraggio digitale interamente prodotto dalla Disney: Chicken Little, un film di discreto successo, ma che ha fatto sentire la mancanza degli animatori Pixar.

Indiscrezioni dicono che i primi contatti tra Iger e Jobs ci sono stati fin dal suo insediamento nella Disney: i due si accordarono per la distribuzione su iTunes Music Store di alcune serie televisive di proprietà della ABC, e da allora sono iniziati i contatti per l’acquisizione della società di Steve Jobs da parte della Disney.

Ma come potrebbe trasformarsi l’assetto della Disney? Steve Jobs potrebbe essere il nuovo CEO della Disney, dato che con i 6,7 miliardi di dollari che la casa di Topolino verserà nelle casse della Pixar faranno diventare il capo della Apple anche il maggiore azionista della nuova Disney.


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Remaking Kong

Lunedì 16 Gennaio 2006

 

Venerdì scorso ho finalmente avuto modo di vedere (alla modica cifra di 2 euro) al cinema l’ultimo film di Peter Jackson.

Il regista neozelandese, ignorando (giustamente) il pessimo remake prodotto da Dino De Laurentiis nel 1976, ha dato vita al suo King Kong tornando ad ispirarsi alla pellicola originale diretta da Cooper e Schoedsack nel ‘33.

Il film inizia con uno splendido sguardo sulla New York degli anni della depressione, mostrandocela come già allora caotica e affollata di macchine: già in queste prime scene (anche se non si notano) gli effetti speciali abbondano, riportandoci al clima di quegli anni grazie a fotografie d’epoca lavorate accuratamente al computer.

In questa atmosfera ci viene presentata la figura di Carl Denham (Jack Black), un promettente regista a cui vengono tagliati i fondi per il suo prossimo film e che per girarlo lo stesso decide di partire immediatamente prima che gli venga annullata la partenza della nave che era stata preparata.

Parte così l’avventura alla ricerca dell’isola del Teschio, con la bella attrice Ann Darrow (Naomi Watts) che trovandosi in condizioni disagiate accetta di andare a girare un misterioso film in Malesia, e con lo sceneggiatore Jack Driscoll (Adrien Brody) che viene costretto a salpare con i nostri grazie a un trucchetto di Denham.

Il film, con i suoi 187 corposi minuti, può dividersi in tre parti: la prima con delle citazioni del “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad, la seconda con varie allusioni e omaggi tra cui quello alla trilogia di Jurassic Park di Spielberg (che Jackson non ha mai nascosto di apprezzare), e la terza con il ritorno alla Grande Mela e la celeberrima scalata dell’Empire Stete Building.

Jackson nel suo film ha voluto dare un risalto ancora maggiore al rapporto tra la bella e la bestia rispetto a quello della pellicola originale: lo notiamo da subito, con la ragazza che poco dopo essere stata offerta allo scimmione dagli indigeni dell’isola, cerca di conquistarsi le simpatie di Kong con dei numeri di teatro. Così mentre nel primo film lo scimmione si innamorava della bella ma lei lo “scaricava”, adesso il rapporto che si viene a creare tra i due è reciproco, con la conferma definitiva dei sentimenti della ragazza quando Kong viene narcotizzato per portarlo a New York. Sono molte le scene che accompagnano progressivamente al climax finale: la vista del tramonto sull’isola del Teschio, il ritrovamento da parte di Kong della sua “amata” nel bel mezzo di una New York imbiancata dalla neve, il romanticissimo e toccante ballo dei due sul lago di ghiaccio, con un impacciato Kong danzante. Tutti frammenti che insieme daranno vita alla spettacolare scalata dell’Empire State Building, con la bestia uccisa a colpi di mitragliate degli aerei sotto lo sguardo della propria amata.

Il film non perde il confronto con l’originale, dimostrandosi fedele al primo King Kong ma al tempo stesso arricchendo la storia con scene tolte dal primo film (vedi gli insetti cannibali, tolti dalla pellicola del ‘33 perché secondo i registi sminuivano l’orrore di Kong), anche se in alcuni casi Jackson ha peccato di abbondanza (anche nel ‘33 c’erano un T-Rex e alcuni Velociraptor, ma non delle intere mandrie!).

Nonostante le tre ore abbondanti di film la narrazione avviene in maniera fluida, merito di una sceneggiatura ben strutturata e mai banale, per quanto possa essere comunque un rifacimento (o come dicono gli inglesi, un remake :D ). Bella anche la fotografia, che predilige tonalità scure sull’isola del teschio e nell’avventura nel mare, e che dona un tocco di retrò davvero pregevole soprattutto alle scene iniziali.

Nota stonata (scusate il gioco di parole :) ) la colonna sonora di James Newton Howard, che non riesce a caratterizzarsi nei momenti più importanti del film. Sembra che Howard Shores, già compositore delle musiche della trilgia di Tolkien, abbia abbandonato il lavoro per King Kong a causa di divergenze artistiche con Peter Jackson.

Tirando le somme possiamo dire che il King Kong del regista neozelandese è un film da vedere, e secondo il mio modesto parere è stata una delle poche uscite cinematografiche natalizie di buona qualità.


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