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Archivio Categoria ‘Politica & Attualità’

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La Cassazione conferma la vittoria di Prodi

Mercoledì 19 Aprile 2006

A quasi dieci giorni dalle elezioni, arriva finalmente l’esito definitivo che scrive la parola fine su questa tornata elettorale sancita da polemiche e aspre contestazioni.

La Corte di Cassazione ha confermato la vittoria di Prodi: 25.224 voti di vantaggio dell’Unione sulla Cdl (solo 469 in meno del dato precedente) e bocciatura del ricorso di Calderoli sulla questione di Alleanza Lombarda. Nella decisione della Suprema Corte si legge che “la nuova legge elettorale non prevede tra i requisiti di ammissibilità di una lista e del suo eventuale collegamento in una coalizione quello della presentazione in una pluralità di circoscrizioni elettorali“, quindi “deve ritenersi consentito che una lista possa essere presentata e possa collegarsi in una coalizione anche se la relativa presentazione avvenga in una sola circoscrizione“.

Adesso ci si aspetta una telefonata di congratulazioni a Prodi da parte dei signori Putin, Bush, e sopratutto da Silvio Berlusconi. Sarebbe un bel gesto che chiuderebbe questo vile cabaret politico.


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La verità mi fa male

Martedì 18 Aprile 2006

“La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori.”

(Fedele Confalonieri, Repubblica, 25 giugno 2000)


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Smontato il caso sui brogli

Venerdì 14 Aprile 2006

Nel primo pomeriggio una nota del Ministero dell’Interno annuncia: “Il numero delle schede contestate si riduce da 43.028 a 2.131 per la Camera dei deputati, e da 39.822 a 3.135 per il Senato della Repubblica” dato che “il primo, provvisorio calcolo delle schede contestate è frutto di un errore materiale“.

Si sgonfia così il caso politico sollevato da Berlusconi, che nonostante tutto si rifiuta di telefonare a Prodi per ammettere la sconfitta e annuncia: “Andremo avanti, resisteremo“.

Intanto continuano le telefonate di congratulazioni a Prodi: dopo Zapatero, Blair, Angela Merkel, Chirac, Lula, oggi arrivano anche quelle del premier greco Costas Caramalis. Ormai all’appello per il saluto al prossimo capo del governo italiano mancano solo i nomi di Bush e Putin, quelli più vicini a Berlusconi e che stando al gioco del leader della Cdl si dicono “cauti” aspettando il responso elettorale definitivo.

Intanto i fatti parlano chiaro: delle oltre 82.000 schede contestate ne sono state prese in considerazione solo 5.000, che si distribuiscono equamente tra le due coalizioni. La differenza che portano al risultato finale quindi è pressoché nulla, visto che si tratta di poche decine di voti a vantaggio di una coalizione piuttosto che all’altra.


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Il fantasma di Corleone

Giovedì 13 Aprile 2006


Il fantasma di Corleone, diretto da Marco Amenta, è la storia del leader indiscusso della mafia siciliana e della sua latitanza dorata raccontata dai suoi protagonisti: i procuratori Roberto Scarpinato, Antonio Lo Forte, il capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares, il colonnello dei Ros Michele Riccio e numerosi collaboratori di giustizia.

La docu-fiction, come si chiama in gergo, si apre con il monito del pentito Nino Calderone (”Andatevene in un altro posto, in un altro continente, in un altro mondo, il più possibile distante dalla Sicilia. Perché qui va a finire sempre allo stesso modo. Va a finire che si muore…“) e si chiude con le rivelazioni di altri due collaboratori di giustizia (cestinate nella versione tv che sarà trasmessa a fine aprile) Nino Giuffrè e Salvatore Cancemi. “Provenzano ci dà queste informazioni - dice Giuffrè - e noi ci mettiamo in cammino per portare avanti il discorso di Forza Italia“. “Riina - racconta Cancemi - mi disse che Berlusconi e Dell’Utri se li era messi nelle mani“.

Il lungometraggio è uscito il 30 marzo scorso e in Rai sarà trasmesso a fine aprile (così hanno voluto i vertici aziendali) monco, però, dei suoi fotogrammi più scomodi. “Al cinema - racconta Simonetta Amenta, produttrice del film e sorella del regista - vedremo la versione completa, ma la Rai che ha partecipato alla produzione per il 10% preferisce tagliare di netto alcune scene“. Quelle, manco a dirlo, che si riferiscono al premier, al suo braccio destro Marcello Dell’Utri e agli atti della procura di Caltanissetta che nel 2002 ha archiviato il processo sui mandanti a volto coperto contro i due big di Forza Italia (in relazione al reato di strage) per “friabilità del quadro indiziario“. Niente di nuovo, insomma.

Fatti già noti alle cronache che però, nonostante il tempo e la pubblicità (poca), innescano ancora un vespaio di polemiche. Il fantasma di Corleone, infatti, è sì un film su Bernardo Provenzano, ma non solo. E’ lo specchio dei labirinti di una burocrazia inceppata, dei meandri di uno stato assente e che per vent’anni non si è mai preoccupato delle sorti del super latitante. Solo dopo Capaci e Via D’Amelio, le autorità hanno tolto dal limbo il fascicolo che lo riguardava. Il boss, comunque, è sempre riuscito a giocare d’anticipo. Come mai i suoi massimi compagni d’armi Luciano Liggio e Totò Riina, sono stati catturati con una puntuale “facilità”, in momenti cioè in cui la mafia era in crisi, ed era strategicamente necessario dare qualcuno in pasto ad uno stato momentaneamente attento alle questioni criminose? Come ha fatto il boss a rinnovare la propria carta d’identità, a gestire la documentazione pensionistica dei propri familiari, a “volare” indisturbato a Marsiglia? Perché - come ha raccontato Giuffrè e confermato Angelo Siino - alla fine degli anni ‘90, Provenzano fu fermato ad un posto di blocco su una stradina in provincia di Enna e gli agenti non riconobbero il viso del vispo vecchietto che avevano d’avanti?


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La situazione post-elezioni

Mercoledì 12 Aprile 2006

La situazione politica dopo le rocambolesche elezioni di domenica scorsa vede finalmente uno sbocco all’orizzonte, anche se a lungo termine.

Nonostante le continue accuse di brogli e irregolarità del voto che Berlusconi lancia verso l’Unione, già da stamane sono iniziate le verifiche di tutte le schede contestate, ed entro venerdì avremo i risultati definitivi di queste elezioni. La possibilità che questi voti cambino il verdetto delle urne è pressochè nulla, ma a quanto pare Berlusconi si sta già aggrappando ad altri pretesti, affermando che “ci sono stati brogli a senso unico per la sinistra” e che dopo i controlli “il risultato cambierà“.

Quindi come ampiamente previsto l’ultima inutile carta del leader Cdl prima della ritirata è quella dei brogli, e a quanto pare se la giocherà fino alla fine pur di difendere la sua guida al governo che negli ultimi anni lo ha cavato da tanti impacci.

Ma tornando alla politica seria e non fatta dagli attori di avanspettacolo, ecco una piccola agenda provvisoria dei prossimi avvenimenti politici che determineranno la formazione del nuovo governo.

28 aprile: saranno convocate la nuova Camera dei Deputati e il nuovo Senato, che dovranno eleggere i rispettivi presidenti.

12-13 maggio: termine ultimo entro il quale i due rami del Parlamento dovranno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica dopo la fine del settennato di Ciampi.

Subito dopo l’elezione, il nuovo Presidente della Repubblica darà compito al leader della coalizione vincente di formare un nuovo governo, dopodiché il nuovo esecutivo verrà messo al vaglio delle camere che dovranno votare la fiducia.

Speriamo in tempi brevi: l’Italia ha bisogno di ripartire il più presto possibile, e il nuovo governo dovrà iniziare subito a rimboccarsi le maniche per la finanziaria del 2007 che sarà attesa alle camere per la fine di settembre. Dato che il governo si insedierà probabilmente a fine maggio, ci saranno solo quattro mesi per stilarla, e sarà la prima grande prova per Prodi.


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Il Sovversivo

Martedì 11 Aprile 2006

Il seguente articolo di Ezio Mauro, pubblicato su “la Repubblica” del 6 aprile scorso, si è rivelato una profezia di quello che sta avvenendo in queste ore.

Ha senz’altro ragione il presidente del Consiglio a chiedere rispetto per la sua carica e per la sua persona. Ma il rispetto Silvio Berlusconi deve guadagnarselo, come tutti i personaggi pubblici in democrazia, giorno dopo giorno. Martedì ha insultato volgarmente metà del Paese, colpevole di non seguirlo e di ribellarsi alla sua leadership, votando a sinistra. Ieri ha cercato di forzare ancora una volta le regole, organizzando in fretta e furia nello spazio proprietario delle sue televisioni un finto confronto televisivo con Prodi - non previsto e non concordato - in modo da poter comiziare davanti ad una sedia vuota, sotto la luce domestica di Canale 5.

Proverò a spiegare perché questa condotta negli ultimi giorni di campagna elettorale non è quella di un politico disperato (Berlusconi può ancora rischiare di vincere) né quella di un leader estremista. No. Tecnicamente, Berlusconi è il Sovversivo.

Potremmo dire che l’inizio e la fine dell’anomalia italiana abitano qui, nell’insostenibile tensione a cui è sottoposto un sistema quando il capo legittimo del governo è anche il Sovversivo. Avevamo avvertito che l’agonia politica del berlusconismo sarebbe stata terribile. La realtà è peggio. Ma non era difficile prevederlo. Sono i tratti culturali di questa destra e di questa leadership - prima e più della dinamica politica - a determinare ciò che sta accadendo e ciò che purtroppo accadrà nelle prossime settimane quando il Cavaliere, se dovesse perdere, tenterà di delegittimare il risultato elettorale. Se non partiamo da qui, è difficile capire come si sia arrivati fino a questo punto estremo.



La concezione che il Cavaliere ha della sua avventura politica è - ancora una volta in senso tecnico - schiettamente “rivoluzionaria”. Non è entrato in politica, come tutti: è “sceso in campo”. Non l’ha fatto perché aveva un progetto, ma perché “ama il suo Paese”. Non proponeva un programma, ma una biografia. Non indicava un obiettivo, ma un destino. Da quel momento, tutto si è unito e tutto si è scomposto secondo un ordine epico, assumendo una dimensione da paesaggio eroico, rendendo via via mitologica la realtà contemporanea.

Biografia privata e destino pubblico si sono confusi, per salvare l’amato Paese dal male che incombeva ed ancora incombe, nonostante la forza e la virtù del Capo, sacralizzato dal voto del popolo, dunque per sempre liberato da vincoli normativi, contrappesi costituzionali, equilibri istituzionali, regole di garanzia.

Il Capo si è trovato di fronte al popolo, il suo popolo, concepito fin dal primo giorno e sempre più - in un vero istinto di destra - come una “comunità di elezione”, e lo rivela il giudizio sugli elettori di sinistra, “coglioni” perché non tutelano i loro interessi, come se nel discorso pubblico e nella passione politica non esistesse nient’altro che il portafoglio, simbolo subliminale del berlusconismo. Tutto il resto è impaccio: le autorità garanti, gli altri poteri dello Stato liberi ed autonomi, l’opposizione naturalmente, ma anche gli alleati, se non si riducono a coro.

Per sollecitare ed eccitare continuamente quel popolo, diventato strumento politico come la “folla” di Guglielmo Giannini, il Cavaliere ha bisogno di usare la televisione, che in parte quel popolo ha creato, o almeno ha “educato”. Ecco perché la televisione nel mondo berlusconiano è ben più di un moderno balcone o di un microfono, è qualcosa di diverso da uno strumento anche potente di comunicazione: è il luogo segreto dell’anima berlusconiana, il giacimento culturale della politica e dell’antipolitica, la riserva privata del potere.

Ed ecco perché, ancora, Berlusconi non concepisce le regole e disprezza la par condicio: la sua natura politica e la natura televisiva coincidono e coabitano, non sono separabili, fanno parte di quell’identità imprenditoriale che aiuta il politico avvantaggiandolo, mentre lo soffoca.

Per il Cavaliere, è inconcepibile che avendo tre televisioni ed essendo probabilmente in svantaggio nei sondaggi, non possa usarle per ribaltarli, come vorrebbe la sua personale forza di gravità, come imporrebbe la sua natura, come pretende tutta la sua storia. Per questo ha trovato normale, ieri, chiedere e ottenere dalla sua rete ammiraglia un programma apparecchiato ad hoc, inventato sulle sue esigenze del momento. È o non è il padrone? Ma attenzione: lo è o no anche in politica? E allora perché stupirsi se salta il confine per lui inconcepibile tra politica e tv, se il suo istinto proprietario stravolge la par condicio, se si rivolge da proprietario addirittura agli elettori, insultando chi non vuole capire e rifiuta di seguirlo?

Tutto questo travolge ogni regola, ogni giorno, estremizza il confronto, sottopone il Paese a una pressione e a una tensione politica senza precedenti, e senza giustificazione se non nel destino personale di Berlusconi. La spinta per questa sovversione nasce ancora una volta dalla concezione eroica che il Cavaliere ha di sé e che gli impedisce di accettare il declino. Ogni difficoltà politica diventa così una congiura, ogni dissenso una manovra, ogni critica un tradimento, ogni regola un complotto esoterico dei “poteri forti”.

Perché, semplicemente, l’ideologia del berlusconismo non prevede che Berlusconi possa perdere. La sconfitta non è contemplata, in una vicenda politica segnata tutta dall’unzione sacra e votata alla redenzione del Paese dal male. Può venire solo da una macchinazione oscura e ingiusta che inganna il popolo e che è ripudiata in anticipo, e per sempre.

D’altra parte, è così fin dall’inizio. Tecnicamente rivoluzionaria, infatti, è in Berlusconi anche la concezione della vittoria, che non è la conquista del governo, ma la presa del potere, una sorta di anno zero, di nuovo inizio. Sostenere che Berlusconi è il fondatore italiano dell’alternanza è la più grande delle bugie compiacenti che lo circondano separandolo dalla realtà. Non solo la legge elettorale voluta dalla destra ha ucciso il bipolarismo italiano, ma la natura del Cavaliere non accetta l’insuccesso e la sconfitta, come dimostra la riscrittura di comodo delle vicende del suo primo governo, con il fantasma del “ribaltone” che maschera la sua incapacità di tenere insieme la maggioranza.

Dunque, ogni reazione è permessa, anzi è legittima, perché aiuta l’unico legittimo potere a rimanere al suo posto: il resto è sopruso, abuso, errore. Come per gli antichi imperi mitologici, il berlusconismo non ha ormai altra finalità al di fuori del suo essere. Ma per continuare ad essere, è pronto ad ogni cosa, anche perché il suo potere non si fonda sul patrimonio comune civico, repubblicano e costituzionale, ma su un’alienità titanica audace e sprezzante, propria di chi “non aspettandosi nulla dalla società, non vuole sacrificare niente delle sue pulsioni più smodate e funeste”.

Anzi qui, nelle difficoltà, viene alla luce il Sovversivo, con quel gusto di non obbedire che nasce dal gusto di comandare: ciò che Caillois chiama “lo spirito di dominazione”. E con quella che Piero Gobetti, nel 1927, chiamava “la compromettente e ineducata abitudine di pensare in pubblico”.

È facile, anche se amaro, dire che il Sovversivo ha appena iniziato a mostrarsi apertamente, uccidendo il Conservatore che pure aveva tentato il Cavaliere nei primi anni, e che ha sedotto buona parte dei suoi elettori. Il conflitto di interessi, invece che un impaccio anomalo e pericoloso, diventa così un’arma, se il metodo è la sovversione di ogni regola. Lo ha dimostrato ieri Fedele Confalonieri, usando tragicamente per la sua azienda le stesse esatte parole che Berlusconi usava per il suo partito, con l’accusa alla sinistra di inscenare “prove di regime” solo perché si era ribellata pubblicamente all’ultimo abuso politico della televisione privata del Cavaliere.

A differenza di Confalonieri, che passava per moderato, io non ho mai parlato di regime, in questi anni sventurati per il nostro Paese, perché credo sufficientemente grave denunciare l’indebolimento della qualità della nostra democrazia causato dall’anomalia berlusconiana; e anche perché penso che l’Italia possa farcela, con l’arma del voto, a chiudere quest’avventura. Ma l’epilogo rischia di essere peggiore del dramma. Da vero titano, il Cavaliere può ancora danneggiare questo Paese, anche se sarà sconfitto.


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Grosse koalition? No, grazie

Martedì 11 Aprile 2006

Dopo ore e ore di silenzi, telefonate, e riunioni con i propri uomini di fiducia, questa sera Berlusconi ha finalmente parlato. E chi si aspettava un Berlusconi dai toni accesi come gli ultimi giorni di campagna elettorale, è rimasto sorpreso: il leader della Cdl ha parlato in maniera pacata, non ammettendo la sconfitta e avanzando la questione delle irregolarità del voto. Infine la stoccata: l’invito al centrosinistra a formare una grosse koalition bipartisan per governare il paese, come in Germania.

In una conferenza stampa a Palazzo Chigi insieme agli alleati, Berlusconi è l’ultimo a parlare: sul voto degli italiani all’estero dice che “esistono moltissime irregolarità e non possiamo affermare che sia valido“, così come i dati italiani che “presentano molti, troppi lati oscuri“.

Poi l’attacco nei confronti dell’Unione: “non si dovevano vedere Prodi e Fassino che stanotte festeggiavano” perché “oggi nessuno può dire di avere vinto, e al Senato l’Unione ha una risicata maggioranza relativa“.

Infine l’apertura al centrosinistra: “Credo che forse dovremmo prendere esempio da qualche altro paese europeo, magari come la Germania, per vedere se non sia il caso di unire le forze e di governare in concordia. Dovremmo pensare a una ricerca di unità.”

Secca e fulminea la replica dell’Unione: “Falsificare la realtà è un’arte applicata a pieno dal governo uscente di Silvio Berlusconi. La conferenza stampa di questo pomeriggio organizzata dai partiti della Cdl mortifica ancora una volta il governo e le istituzioni riducendolo a mero uso di propaganda politica. E’ grave insinuare che l’esito elettorale sia stato falsato, alterato o manipolato e ciò dimostra la volontà di sovvertire l’ordine reale dei fatti: la vittoria indiscutibile del centrosinistra. Berlusconi accetti la legge elettorale imposta dal centrodestra: oggi, con un solo voto in più si vince.”

Ma come può proprio Berlusconi dire che pensa solo alla ricerca di unità? Proprio lui che non vuole dare le stesse opportunità al figlio dell’operaio e a quello dell’imprenditore, lui che non vuole diminuire l’enorme differenza che si sta creando tra il ceto medio e quello basso? Come può invocare all’unità per l’Italia, quando il nostro paese è sempre passato in secondo piano quando c’erano in ballo i suoi interessi?

Adesso, dopo che per cinque anni ha potuto fare tutti i porci comodi suoi ad personam, propone una grande coalizione in modo da rimanere sempre invischiato nell’esecutivo per poter comandare nonostante la sconfitta, che seppur minima, c’è stata.

No grazie, la grosse koalition se la può tenere. Un governo tecnico sarebbe il colpo di grazia per un paese che vive un difficilissimo periodo economico come il nostro.


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Elezioni: vittoria di misura per Prodi

Martedì 11 Aprile 2006

Lo spoglio delle sezioni italiane è terminato a notte fonda, mentre il conteggio dei voti degli italiani all’estero è ormai quasi terminato. La situazione è ormai è perfettamente definita, ed ecco i risultati definitivi.

CAMERA (60.828 sezioni su 60.828)

Unione: 49,8% (347 seggi)

Cdl: 49,7% (281 seggi)

SENATO (59.816 sezioni su 59.816)

Unione: 49% (159 seggi)

Cdl: 49,9% (156 seggi)

Alla Camera dei Deputati il premio di maggioranza stabilito dalla nuova legge elettorale attribuisce 40 seggi in più all’Unione, risultata vincente con uno scarto davvero minimo (circa 25.000 voti) sulla Cdl.

Ben diversa è la situazione che si profila al Senato, dove ieri notte era data vincente la Cdl con un solo seggio di vantaggio, ma con lo spoglio dei voti all’estero di stamattina anche Palazzo Madama è andato all’Unione con soli 3 seggi in più del centrodestra.

Una situazione davvero molto instabile, soprattutto in un ramo del Parlamento, non aiuterà di certo chi dovrà governare (per i prossimi cinque anni?) il paese. Un paese economicamente a pezzi, con crescita zero, che negli ultimi anni ha avuto un enorme calo di prestigio a livello internazionale, ma che non ha esitato a confermare il partito di Berlusconi, Forza Italia, come il primo e indiscusso partito a livello nazionale.

Adesso bisognerà vedere chi sarà a fare il primo passo per la costituzione del nuovo governo.

Un plebiliscito per il centrosinistra (come in molti si aspettavano, credendo nei sondaggi) avrebbe dato il tacito assenso all’immediata formazione di un governo Prodi, ma invece oggi lo stesso leader dell’Unione ha annunciato di aspettare la richiesta di formazione del nuovo esecutivo da parte del Presidente della Repubblica Ciampi.

E dopo i risultati di questa campagna elettorale piena di incertezze, si scatenano illazioni di ogni genere sui possibili scenari politici dei prossimi giorni, che preannunciano un periodo “caldo”.

Sono in molti, soprattutto nella Cdl, a chiedere l’assegnazione del presidente di un ramo del Parlamento all’opposizione, come negli anni del proporzionale puro, quando DC e PCI strinsero un patto per il governo.

Molto importante sarà anche la questione dei sette senatori a vita: Cossiga, Scalfaro, Andreotti, Colombo, Napolitano, Levi Montalcini e Pininfarina. L’ex presidente Cossiga ha proposto agli altri di non schierarsi sulla fiducia del nuovo governo al Senato, ma gli altri senatori a vita non sono daccordo. In questo quadro si inserisce anche l’attuale Presidente della Repubblica Ciampi, che se non venisse rieletto (molto probabile) entrererebbe anche lui a far parte dei senatori a vita. Sarà quindi interessante vedere come si comporterà anche lui in questa situazione.

I senatori a vita saranno fondamentali per dare la maggioranza assoluta al Senato, che è posta a 162 voti: in quest’ottica l’Unione dovrebbe avere il voto favorevole di almeno tre di loro, altrimenti ci sarebbe solo una maggioranza relativa.


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Arrestato il boss della mafia Provenzano

Martedì 11 Aprile 2006

E’ delle 11.34 la notizia dell’arresto del famoso capo della mafia, Bernardo Provenzano.

Il boss mafioso latitante da ben 40 anni 43 anni, era stato operato alla prostata a Marsiglia nel 2001 nel 2003, e da allora la polizia aveva intensificato le ricerche sfruttando i nuovi indizi lasciati involontariamente da Provenzano.

Questa mattina arriva la notizia del suo arresto, nel corleonese.

Senza dubbio si tratta di un duro colpo subito dalla mafia siciliana, ma questo non vuol dire che la mafia sia stata sconfitta o che non ci sia più. C’è ancora tanto da fare.


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La Camera all’Unione, lotta per il Senato

Martedì 11 Aprile 2006

Come ormai avrete già sentito, la vittoria dell’Unione alla camera è dato certo. Seppur con uno scarto minimo (49,8% contro il 49,7 della Cdl) il centrosinistra guadagna 340 seggi contro i 277 del centrodestra.

Invece sarà combattuta fino all’ultimo voto la battaglia per il senato: al momento la Cdl ha 155 senatori contro i 154 dell’Unione, ma la situazione è ancora tutta da vedere. Bisognerà tener conto anche da che parte si schiereranno i 7 senatori a vita, e dovremo aspettare lo spoglio definitivo dei voti degli italiani all’estero, le cui proiezioni al momento danno in vantaggio Prodi.

Quindi la situazione al senato è ancora tutta definire.


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